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Scarti tessili fermi nei piazzali delle ditte  

di Alessandro Formichella
Scarti tessili fermi nei piazzali delle ditte  

Prato, l’allarme di un imprenditore di Tobbiana: «Da più di un mese non li ritirano». Ma il suo non è un caso isolato 

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PRATO. Una tonnellata di scarti tessili sono fermi dal 12 aprile nel piazzale dell’azienda Eurofil di Tobbiana. E sono ancora lì non perché l’Eurofil li abbia abbandonati, ma perché la ditta autorizzata a fare i ritiri di questo rifiuto speciale, la Fratelli Gori di Prato, si è trovata in overflow, ossia con una richiesta di ritiri e stoccaggio assai più alta delle sue possibilità, considerato che la sua area di stoccaggio è in fase di ampliamento ed ancora non ha le necessarie autorizzazioni della Regione per essere tale. Insomma, una situazione da caos. Una situazione che ha portato Buono Filippone, titolare della Eurofil e socio da decenni della Confartigianato, a lanciare un grido di allarme su ritiro e smaltimento dei rifiuti speciali, in particolar modo i rifiuti da scarto tessile.

«Non so cosa stia accadendo ma dovunque chiami mi dicono che non è possibile ritirare gli scarti tessili in questo periodo, ma soprattutto la Fratelli Gori che si è trovata con la difficoltà enorme di non poterli stoccare» dice Filippone, che da 40 anni è nel mestiere del tessile e che oggi con una azienda di 12 dipendenti produce fibre e abbigliamento di qualità, soprattutto da montagna, per la polizia di Stato francese.

La cosa è nota. La Fratelli Gori per assorbire una richiesta sempre più alta di ritiri di scarto tessile e relativo conferimento in discarica ha investito nell’ampliamento della sua area di stoccaggio (obbligatoria per legge), ma ancora non ha ricevuto le autorizzazioni necessarie per metterla in funzione. Cosi, la tonnellata di microfibra, misto cotone, acrilico e tessuto si trova ancora davanti alla Eurofil. Buono Filippone parla in modo chiaro: «Mi chiedo soprattutto una cosa, ma come si può pensare di rendere obbligatorio il conferimento degli scarti tessili a ditte autorizzate senza che le aziende pubbliche preposte non avessero da almeno un anno pianificato il tutto, quasi scientificamente? Se continuiamo così ci ritroviamo sommersi di scarto tessile non ritirato». Quello di Filippone non è solo un grido di allarme, ma anche una domanda alle istituzioni: «C’è qualcuno che sa dirmi cosa e come devo fare? Perché questo è il vero grosso problema, qui gli scarti aumentano, non me li ritirano e oltre alla beffa c’è il danno, c’è il rischio che prendano fuoco».

E non solo, problema incendi ma anche il divieto per legge che i rifiuti speciali non posso essere assolutamente stoccati nell’area di proprietà di un’azienda. Un problema non di poco conto, quindi, per il quale si è mosso anche il Comune di Prato e lo stesso vicesindaco Simone Faggi, cercando di dipanare il bandolo della matassa e di sollecitare la Regione per quanto riguarda le autorizzazioni all’area di stoccaggio della Fratelli Gori. Ma i rifiuti sono ancora lì, davanti all’Eurofil. «Non so più cosa fare, l’unica cosa che mi era rimasta era rivolgermi al giornale per chiedere come e cosa poter fare, non creare disagio alle persone che risiedono vicino e alle attività commerciali che sono a due passi da qui – prosegue Buono Filippone – Sono sempre stato in regola e voglio rimanere in regola con ogni adempimento, ma adesso davvero non so più come poter fare. Ripeto, era necessario che Comune e la ex Asm si organizzassero molto prima di fare la deassimilazione dello scarto di produzione. Cosi sembra che sia tutto fatto in modo impreciso e estemporaneo, con grandi disagi e non pochi potenziali danni».

La spiegazione. «Il problema della Eurofil non è solo di questa azienda purtroppo, c’è effettivamente in questo particolare momento una grossa difficoltà a smaltire i rifiuti speciali da scarto tessile». Parla Roberto Pagliocca, presidente di Programma Ambiente, che indica come prima causa di quello che sta avvenendo la chiusura della discarica del Cassero di Pistoia, ma in generale un’assenza di impianti adeguati per aree ad alta intensità di rifiuti speciali come Prato.

I rifiuti speciali, per legge, devono essere ritirati da aziende che non solo siano autorizzate ma che devono avere impianti adeguati di stoccaggio e un contratto attivo con discariche ugualmente autorizzate a ricevere tali rifiuti.
Nel mezzo si infila la burocrazia, ossia in questo caso la Regione che ha assorbito le funzioni operative delle Province e che da un momento all’altro si è trovata a dover gestire una situazione assolutamente non facile. Nel caso specifico, la provincia di Prato, già prima della Legge Delrio, era in ritardo nella concessione di autorizzazioni per lo stoccaggio dei rifiuti e tutto il trasferimento degli atti alla Regione, sembra aver complicato ancora di più le cose.

Intanto, almeno per quanto riguarda Programma Ambiente che è un’azienda pubblica, non si presenta il problema dello stoccaggio, ma quello di dover alzare il costo a chilogrammo dei rifiuti tessili ritirati. Motivo? Il trasporto dei rifiuti verso altre aree adeguate d’Italia e quando queste non possono più ricevere, andare addirittura Oltralpe. Proprio dal 24 maggio il costo di ritiro di un chilogrammo di rifiuti da scarto di produzione è stabilito alla cifra di 21 centesimi di euro. All’inizio anno il prezzo al chilo era di 17 centesimi, con un aumento del 23,5%.
 

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