Il Tirreno

Prato

Costretta allo sfratto coppia in attesa  di un secondo figlio 

Costretta allo sfratto coppia in attesa  di un secondo figlio 

L’appello dell’operaio Alban: «Ho un lavoro sicuro ma non posso pagare più di 500-600 euro al mese»  

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PRATO. La cicogna bussa alla porta di Alban che diventerà babbo per la seconda volta: la gravidanza della moglie è agli sgoccioli e da un giorno all’altro verrà alla luce il piccolo Samuel. Ma a quella porta, un monolocale in via Curtatone, ha bussato anche l’ufficiale giudiziario, l’ultima volta proprio lunedì 22 maggio. Sfratto esecutivo rinviato al 7 giugno, visto lo status interessante della moglie. Ma la proroga non potrà essere eterna e Alban lo sa. L’operaio tessile di origine albanese teme di finire per strada con la moglie e i suoi figli, uno di 22 mesi e un altro appunto in arrivo. «I servizi sociali del Comune mi hanno suggerito di far partorire mia moglie in Albania dai suoi genitori. Il tempo le scade tra pochi giorni, come si fa a consigliare una cosa del genere?». In realtà, questa non è la storia di un caso di emergenza alloggiativa (almeno per ora) perché Alban vive in Italia dal 1994 e ha un lavoro, un contratto a tempo indeterminato che gli consente di portare a casa uno stipendio di 1200 euro al mese. Troppo poco però per permettersi l’affitto di un appartamento, le bollette e mantenere la famiglia. «Non voglio un alloggio popolare: sono in grado di pagare un affitto di 500-600 euro al mese. Mi servirebbe solo un aiuto per riuscire a trovare un immobile visto che a Prato nessuno mi dà una casa in affitto presentando solo una busta paga a garanzia. Alcune agenzie poi affittano solo a italiani». Chiede tempo Alban, quello che gli serve per assicurare un altro tetto alla sua famiglia. Per quel monolocale in via Curtatone il quarantenne operaio tessile ha sempre pagato 500 euro al mese. Poi circa un anno fa smise di farlo per problemi economici e in rotta con la proprietaria, per via di una caldaia rotta e per la presenza di muffa nelle pareti. Infine, lo sfratto esecutivo, rinviato quattro volte. «Il problema è che, secondo il Comune, non rientrerei nell’emergenza alloggiativa non essendo residente qui da almeno due anni. Secondo l’ufficio anagrafe, dal 2008 al 2015 non risulterei registrato a Prato. Eppure, ho sempre abitato qui e pagato le tasse allo Stato italiano». Che Alban non compaia nei registri dell’anagrafe lo conferma anche l’assessore alle politiche sociali Luigi Biancalani per il quale il caso dell’operaio di origine albanese non può essere di competenza dei servizi sociali. «Trattandosi di un lavoratore assunto a tempo indeterminato non possiamo sistemare la famiglia in emergenza alloggiativa: in quest’ultima condizione abbiamo al momento 700 persone. Oltretutto, l’operaio non ha i requisiti per accedere al bando di “Prato solidale” e non ha fatto la domanda né per la casa popolare non avendone i requisiti, né per il contributo “Scanso Sfratto”». Quella di Alban è la classica emergenza casa che tocca la “fascia grigia” di famiglie che non reggono affitti di mercato ma non hanno diritto alla casa popolare. «In alternativa – fa notare l’assessore - il suo datore di lavoro potrebbe fare da garante per un nuovo affitto».
Maria Lardara

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