Il Tirreno

Prato

Gli studenti: «Sì, a Prato c’è un problema di legalità»

di Fabrizia Prota
Gli studenti: «Sì, a Prato c’è un problema di legalità»

Si è detto di questa opinione il 97% degli intervistati nell’indagine della Camera di Commercio. Coinvolti tre istituti cittadini: Gramsci-Keynes, Livi-Brunelleschi e Cicognini-Rodari

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PRATO. Secondo i diciottenni pratesi in città c’è un problema di legalità. È uno dei dati che emerge dall’indagine su “La percezione della legalità nei diciottenni di Prato” promossa dalla Camera di Commercio pratese e che ha coinvolto tre istituti cittadini, il Gramsci-Keynes, il Livi-Brunelleschi e il Cicognini-Rodari.

A 654 studenti delle classi quarte delle tre scuole lo scorso febbraio è stato somministrato, all’interno di un progetto di alternanza scuola-lavoro portato avanti dalla IV H del Cicognini-Rodari, un questionario con 17 domande il cui scopo era capire quale sia il loro rapporto con il concetto di legalità e quale la loro scala di valori.
«L’indagine apre una visione molto diversa da quella che ci saremmo immaginati - ha spiegato il presidente della Camera di Commercio di Prato Luca Giusti in occasione della presentazione dei risultati dello studio, tenutasi ieri mattina alla Camera di Commercio -. Offre degli spunti interessanti per capire come percepiscono un tema così importante i ragazzi di oggi, che saranno gli adulti di domani».

Oltre il 97 percento dei ragazzi intervistati è concorde dunque nel sostenere che a Prato ci sia un problema di legalità. La buona notizia è che però più del 72 percento di loro è convinto che il proprio impegno sia importante per contribuire ad un cambiamento. Il che va di pari passo con l’importanza che gli studenti hanno dato al concetto di responsabilità: quando è stato chiesto loro che tipo di persona vorrebbero diventare quasi il 60 per cento ha risposto “responsabile”, mentre circa il 42 per cento “rispettosa” (seguito da “stimata” al 35 per cento e “ricca” al 33 per cento).

«Il peso che i ragazzi hanno dato al valore della responsabilità mi ha sorpreso in modo positivo - ha commentato il sindaco Matteo Biffoni -. E mi fa ben sperare in questa generazione di nuovi cittadini, che sono la cartina tornasole di come la nostra comunità si sta muovendo».

Tra i temi toccati anche il bullismo ed internet, con i quali i ragazzi pratesi hanno un rapporto complesso. Quasi il 25 percento di loro infatti pensa che condividere sul web un video o una foto senza il consenso della persona ritratta non sia un reato se si è tra amici e il 5 per cento che non lo sia mai. La percezione migliora se si tratta di cyberbullismo, in merito al quale quasi il 58 per cento dei ragazzi intervistati pensa che partecipare ad una chat denigratoria nei confronti di un compagno non sia mai corretto e il 22 per cento dichiara che preferisce abbandonare la chat.

Netta invece la condanna delle raccomandazioni per trovare lavoro: circa il 92 percento dei diciottenni intervistati pensa che un genitore che fa vincere un concorso a suo figlio con una raccomandazione debba essere punito. Per quanto riguarda invece i tipi di reato, i più gravi sono ritenuti rubare in un negozio (88 per cento), sfruttare una posizione di potere per ottenere favori personali (86 per cento) e non rispettare il codice della strada (68 per cento).

«In un mondo sempre più veloce è difficile discernere il giusto dal non giusto - ha detto ai ragazzi il prefetto di Prato Rosalba Scialla, che ha inoltre ricordato il 25esimo anniversario della strage di Capaci -. Ma voi siate siate coraggiosi e non abbiate paura di difendere i vostri principi».
 

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