Meteo
Il paradosso delle Province, sopravvissute ma in agonia
Lo Stato continua a tagliare i trasferimenti, 5 milioni in meno per Prato nel 2017. Biffoni: "Situazione insostenibile, o si prosegue nella riforma o si fa marcia indietro"
PRATO. Cinquantaquattro dipendenti, un unico dirigente (il ragioniere capo obbligato dalla situazione a occuparsi anche dei comparti tecnici), un bilancio stiracchiato da circa 50 milioni che per arrivare a pareggio ha bisogno di almeno altri 800.000 euro, l’obbligo di fare a meno – come è accaduto negli ultimi 4 anni – di un sostanzioso pacchetto di milioni a fronte di funzioni – edilizia scolastica e manutenzione straordinaria e ordinaria delle strade provinciali, 325 su tutte – che invece necessiterebbero di investimenti a sei zeri. Ma i soldi non ci sono.
Tracciare il quadro delle Province post batosta referendaria del 4 dicembre – che prevedendo la cancellazione del termine “Provincia” dalla Costituzione avrebbe rappresentato il penultima passo per abolirle (l’ultimo una legge ordinaria) – a questo punto è anche troppo facile. Difficile è capire come gli enti di secondo grado, declassificati nel 2014 con la conversione in legge del cosiddetto decreto Del Rio, possano continuare a reggere in questa surreale, italianissina “incompiuta”: non sono stati superati, quindi “vivono”, ma sono soggetti a regole istituite per eliminarli.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.15365470:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15365470:1652389378/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Un salto mortale del paradosso che in numeri diventa più chiaro: «Lo Stato, nel rispetto delle leggi vigenti – spiega il direttore generale del Comune Roberto Gerardi, che ha assunto lo stesso incarico in Provincia, nel rispetto delle economie obbligate – ogni anni trattiene alla Province trasferimenti per qualcosa come 650 milioni di euro». Ventidue milioni è stata la quota-parte toccata a Prato fino al 2016 e nel 2017 a personale redistribuito e a funzioni delegate, il taglio è sceso a 7 milioni. Ultimo colpo di mannaia per un ente da “terminare” che invece è sopravvissuto a se stesso.
«Vista la situazione – prosegue Gerardi – è stato fatto un decreto correttivo che diminuisce i minori trasferimenti di 200 milioni, quindi Prato dovrà fare i conti con una minore entrata di 5 milioni». E solo grazie al fatto che per questa istituzione-cenerentola lo Stato acconsente a mettere in bilancio gli avanzi di amministrazione (3 milioni, ndr) la Provincia di Prato alla fine partorirà una manovra più o meno in equilibrio. Raggiunto anche grazie a operazioni sui risparmi al limite della creatività: siccome mancano soldi e personale la gestione della macchina viene condivisa, anche con altre Province. Ed ecco che Prato provvede alle buste paga del personale della Provincia di Pistoia che ricambia organizzando le gare che l’ente pratese non può più fare avendo smantellato l’ufficio.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.15345705:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2017/05/16/news/provincia-mancano-i-soldi-e-biffoni-mette-le-mani-avanti-1.15345705]]
«La situazione è difficile – conclude Gerardi – soprattutto in prospettiva: riusciremo a garantire il pagamento degli stipendi, cosa che non accade dappertutto, ma di soldi per gli investimenti non ce ne saranno». Non per modo di dire: fatti salvi quelli già finanziati (quattro interventi: due sulle frane della 325, la palestra del Datini e Ponte Manetti) di soldi per interventi d’urgenza non ne restano.
«Ed è per questo – precisa il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni – che alla fine mi sono deciso ad andare alla procura della Repubblica per depositare un “esposto cautelativo” (su input Upi ndr) perché in caso di necessità potremmo trovarci in gravi difficoltà a fare fronte». Si è tanto parlato dei crolli dei cavalcavia, tanto per fare un esempio e un altro riguarda la nuova legge sull’omicidio stradale che coinvolge nelle responsabilità il presidente della Provincia nel caso sia stato provocato dal mancato ripristino della strada.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.15345705:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2017/05/16/news/provincia-mancano-i-soldi-e-biffoni-mette-le-mani-avanti-1.15345705]]
«Credo sia arrivato il momento – conclude Biffoni – di prendere delle decisioni: o si prosegue con la riforma o si torna indietro ma non si può più restare a metà del guado. Nel secondo caso però è necessario ridare all’ente strumenti economici e personale per farli funzionare».
Una giornata di mobilitazione si è svolta giovedì18 maggio a Roma – alla quale ha partecipato su delega del presidente, il sindaco di Poggio a Caiano Marco Martini – appunto per chiedere alla politica un’assunzione di responsabilità. I rappresentanti di tutte le province italiane si sono riuniti al Teatro Quirino poi hanno avuto un incontro con il presidente della Camera Laura Boldrini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
