Meteo
Abbandono, una scuola a due velocità
Prato, sono gli studenti stranieri, in particolare i cinesi, che fanno schizzare in alto la percentuale di chi lascia gli studi
PRATO. La scuola pratese soffre ancora molto per l’abbandono scolastico, ma sono già in atto strategie e progetti per poterlo contenere. La percentuale ad oggi a Prato è ancora alta, circa il 16%, rimane la più alta della Toscana, seppur calato rispetto al 2015 in cui era al 17,9%, ma ancora è lontana dalle previsioni europee che hanno fissato la soglia del 10% in tutto il territorio comunitario.
Secondo le stime fatte dall’Osservatorio scolastico provinciale, ogni 100 studenti nati tra il 1992 e il 1995 che hanno iniziato il ciclo di studi di istruzione secondaria di secondo grado, il 16,2% hanno abbandonato la scuola senza aver conseguito un diploma e senza essere in possesso di qualifiche professionali da corsi di durata almeno biennale.
Riguardo alle differenze di genere il tasso di abbandono è più alto tra i maschi che hanno il 19,2%, mentre le femmine sono al 13,2%. Gli studenti stranieri che abbandonano la scuola prima del tempo sono il 49, 5%, e gran parte di questi risultano essere quelli cinesi, i quali hanno un tasso di abbandono del 70%, rispetto al 29% degli altri studenti stranieri. Le scuole pratesi nelle quali c’è più abbandono prematuro degli studi, sono gli istituti professionali, in particolare il primo della lista è il Marconi.
«L’abbandono o dispersione scolastica è un fenomeno complesso – spiega la psicologa Serena Baroncelli – e anche multisettoriale che deve essere considerato nel suo complesso. Ci sono più cause che lo possono determinare, da quelle sociali, territoriali, educative a quelle più profonde e psicologiche, come il disimpegno, la noia, la disaffezione e disinvestimento nello studio e anche problemi relazionali con gli altri. Le fasce di età più colpite sono tra i 13 e 16 anni. Si può definire abbandono scolastico come l’interruzione di frequenza, cioè l’uscita definitiva dal percorso di studi formativo di uno studente. Mentre si definisce dispersione scolastica l’insieme dei fattori che interrompono il normale corso di studi, come le bocciature, ripetizioni, e frequenze irregolari».
«È importante imparare a riconoscere i segnali dei disagi– aggiunge Serena Baroncelli– soprattutto mettere in atto strategie di prevenzione nelle scuole, come sportelli di sostegno e dialogo con gli studenti con l’aiuto di figure competenti come gli psicologi».
Il fenomeno viene molto spesso frainteso. «L’abbandono scolastico non deve essere pensato solo per quanto riguarda le scuole medie e superiori - dice Mariagrazia Ciambellotti, assessore alla Pubblica istruzione - ma deve essere considerato già dalla scuola dell’infanzia, perché è la base dell’insegnamento. Se i bambini sono seguiti fin da subito e gli viene data la giusta base, quando diventano ragazzi è più difficile che abbandonino gli studi; ci vorrebbe un potenziamento della didattica già dalla prima infanzia. C’è un progetto del 2016 che però è stato bocciato dalla Regione per mancanza di fondi, il quale si occupa della scelta e diffusione delle metodologie didattiche migliori per ciascuna scuola e città della regione Toscana e in alcune classi di scuole pratesi lo stanno sperimentando ugualmente».
Tra gli alunni e studenti che hanno più bisogno di essere seguiti e aiutati, ci sono quelli stranieri per il problema della lingua, che è uno degli aspetti più importanti e che determina attaccamento alla scuola e alla comunità e anche perché sono soggetti a mobilità, molti di essi si spostano in continuazione, anche in età adulta e non si ambientano mai ad un luogo. Nelle scuole di Prato si lavora tanto per determinare un approccio più concreto e funzionale alla lingua italiana e per creare un apprendimento più facilitato anche per gli alunni con disabilità. Per quanto riguarda le attività e i progetti già messi in atto sia dalle scuole che da Comune e Provincia per dare un freno all’abbandono scolastico, ci sono attività di tutoraggio individuale e dei laboratori con flessibilità oraria anche al di fuori del normale orario di lezione scolastico.
«Le scuole stanno facendo già molto per cercare di fermare e contenere l’abbandono prematuro degli studi – afferma la consigliera comunale e professoressa dell’Isis Marconi Paola Tassi – Nella nostra scuola per esempio vengono fatti dei laboratori di IEFP, ossia istruzione, educazione e formazione professionale, finanziati dalla Regione, sono dei laboratori e ore in più rispetto a quelle di lezione canoniche obbligatorie, al momento sono poche, ma hanno lo scopo di intrattenere e invogliare gli alunni a prendere il diploma almeno del terzo anno con una qualifica e quindi a non abbandonare ed essere più appetibili anche per il mondo del lavoro, il quale richiede sempre di più specializzazione e professionalità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
