Il presidio
Vegan, bio e tai chi: welfare alla Probios con palestra e mensa
Prato, terminata la ristrutturazione della sede di Calenzano della ditta che ha chiuso il 2016 con un fatturato di 38 milioni
PRATO. “Mens sana in corpore sano” è il loro nuovo mantra. Te l’aspetti, in fondo, da un’azienda che l’attenzione per la salute ce l’ha nel Dna dal 1978, a partire dall’etimologia. Te l’aspetti da un gruppo che ha archiviato il 2016 con fatturato di oltre 38 milioni di euro (+3% rispetto al 2015), con una crescita media annua del 14,8% negli ultimi cinque anni, tanto da lanciarsi ora in investimenti sul welfare aziendale.
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Ora il gruppo Probios (deriva dal greco antico, "a favore della vita") si dota di palestra aziendale, spazio relax e mensa interna per prendere per la gola i suoi dipendenti (una sessantina in tutto) servendo a pranzo piatti rigorosamente vegetariani e biologici. L’abc di uno stile di vita salutare s’apprende così sul luogo di lavoro, al secondo piano della sede di via degli Olmi a Calenzano, non lontano dal confine con Prato, dove l’azienda che si occupa di alimenti biologici, vegetariani, vegani e senza glutine (800 i prodotti commercializzati, di cui il 90% a marchio Probios, in 4500 punti vendita in Italia e nel mondo) si trasferì nel 2015 dalla Lombardia. Quasi 500 metri quadrati a disposizione dei dipendenti per una pausa pranzo gustosa e salutare grazie a uno chef specializzato che cucinerà per loro a partire da giugno.
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Welfare aziendale. Lavoratori presi per la gola e in forma grazie alla possibilità di frequentare a fine giornata, quando è il momento di staccare la spina, corsi di yoga, tai chi e, in futuro, difesa personale. «Abbiamo completato i lavori di ristrutturazione nella sede di Calenzano in modo da adibire alla palestra e alla mensa gli spazi una volta riservati a uffici e alloggi – sottolinea la direttrice finanziaria di Probios, Rossella Bartolozzi - D’altro canto, ci piace l’idea che fuori dall’azienda i nostri dipendenti si facciano portatori a loro volta di uno stile di vita sano e corretto magari all’interno delle loro famiglie come spesso accade». Nello stabilimento della Probios, diecimila metri quadrati di magazzino dove s’impacchettano centinaia di sughi, salse preparazioni bio per volare in 52 paesi del mondo, la palestra in azienda con tanto di spogliatoi suddivisi tra donne e uomini e angolo attrezzato con panche e strumenti non rappresenta dunque solo l’ultima moda in fatto di benefit. Con soli 3 euro a pasto i dipendenti potranno consumare un piatto sano che include un cereale o pasta integrale insieme a un secondo a base di verdure e pietanza proteica (uova o formaggio).
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Mercato a luci e ombre. In principio era una nicchia, ora il “business vegan”, attento anche a chi soffre di intolleranze, sta spopolando. Il made in Italy, in questo settore, è una garanzia, ecco perché l’85% dei fornitori Probios proviene dall’Italia. «L’avvento delle grandi multinazionali nel mercato del bio, con la corsa al ribasso dei prezzi, desta una certa preoccupazione – denuncia Fernando Favilli, presidente e ad del gruppo - Dietro il nostro marchio c’è una precisa scelta etica, un controllo attento della filiera fatto di certificazioni e di rispetto dei diritti di chi lavora sui terreni agricoli». E poi c’è la “parolina” magica, l’etichetta di biologico appiccicata ormai ai più svariati alimenti. «Bisogna far capire al consumatore che non basta un cartellino per creare valore aggiunto al prodotto», aggiunge Favilli.
Tre le società facenti capo al gruppo: Probios Deutschland (la Germania è il paese che rappresenta il primo mercato europeo del biologico) con sede vicino a Monaco, Biostock che distribuisce materie prime (cereali, legumi, spezie e prodotti gastronomici) per mense scolastiche, panifici e altri produttori e, infine, Il Nutrimento: nello stabilimento che è stato spostato dalla Lombardia a Calenzano, nell’ottobre 2016, si producono sughi per la pasta, verdure sott’olio, bruschette e paté vegetali. Qui si trasformano e si confezionano 4500 pezzi all’ora: ieri mattina, le energie delle sette persone impiegate in produzione erano tutte concentrate nella preparazione di un sugo al pomodoro per la bruschetta richiesto da un cliente svizzero. Nel frattempo, lo spaccio aziendale con prodotti scontati, è aperto al pubblico.
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