Italia
Contro Blue Whale, 50 sfumature di felicità
di Azelio Biagioni
Il decalogo on line delle pratesi Chiara Pacini e Adelaide Martelli ha come obiettivo quello di sconfiggere le sfide estreme
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PRATO. Il primo punto dal quale partire è il beneficio del dubbio. Perché di “Blue whale” (tradotto balena azzurra), l’assurdo gioco nato in Russia che promuove l’autolesionismo e le sfide estreme, non ci sono certezze se non quella delle cinquanta regole, per partecipare, che girano in rete e che fanno raccapricciare la pelle.
Un gioco che tale non può definirsi perché lo scopo finale è quello di morire e non per scherzo ma per davvero. Una pratica nata in Russia, almeno pare, e della quale da pochissimo tempo si parla anche in Italia.
Sulla sua veridicità e sulle presunte morti di adolescenti non ci sono certezze, resta il fatto però che ultimamente le pratiche estreme sono sempre più frequenti anche in Italia: ragazzini che vogliono sfidare la morte e che purtroppo non riescono a beffarla. E il risultato è il loro rimanere vittime di pratiche che devono far riflettere.
Colpa di internet? In buona parte si. Per la mania di dimostrare di poter fare tutto. Ma così non è. C’è chi sente parlare di queste cose e commenta, c’è chi invece non riesce a stare con le mani in mano e decide di passare al contrattacco. Come? Con una sorta di inno alla vita, 50 regole per stare bene. Quelle regole che andrebbero appese in camera e lette ogni volta che ci si sente un po’giù.
L’idea è di due amiche pratesi, Chiara Pacini e Adelaide Martelli entrambe vent’anni, la prima studentessa all’università di Firenze, Adelaide alla Luiss di Roma. «Il nostro è l’antitesi di quello che prevede il gioco russo – spiega Chiara Pacini – perché le persone si aprano alla vita. Blue whale, invece, tende a far chiudere in se stessi i partecipanti, ad isolarsi, ma non è così che si vive. I social sono utili ma c’è un mondo fuori da questi dove vivere la vita vera».
La prima delle regole del gioco che Chiara e Adelaide hanno chiamato “I love my life” è quella di farsi un selfie sorridente e di pubblicarlo. E poi l’elenco delle altre 49 cose da seguire, semplici e al tempo stesso belle. La parola d’ordine è il sorriso. Un gioco diretto agli adolescenti ma anche ai loro genitori che forse qualche volta perdono le redini dei figli. «Abbiamo pubblicato l’elenco delle cinquanta regole del nostro gioco sui nostri profili Facebook – aggiunge Chiara – perché l’intento è sensibilizzare quante più persone possibili a temi che ci riguardano da vicino». E già nel titolo del gioco, “Io amo la mia vita”, è racchiuso il succo di quanto le studentesse pratesi vogliono far diventare un vero e proprio manifesto della felicità. Adelaide ricorda come recentemente anche la trasmissione tv “Le Iene” abbia trattato l’argomento di Blue whale: «Si parla di 157 bambini russi che sono morti in seguito a questa pratica – dice Adelaide – La tematica ha toccato anche l’Italia quando un ragazzino di Livorno si è tolto la vita a causa di questo gioco (ma l’ipotesi è da confermare, ndr)». Ma non ci sono solo Chiara e Adelaide a dare battaglia a Blue whale. Un altro pratese fa sentire la sua voce, anzi la sua arte. Un video di alcuni minuti dove a vincere sono le cose belle della quotidianità. Insomma, vince la vita. Daniel Prestifilippo è un ragazzo di 23 anni laureatosi al Dams di Bologna. Viene chiamato dall’istituto Gramsci-Keynes per una serie di lezioni, volute dalla professoressa Sandra Cocchi, per far comprendere agli alunni il mondo audiovisivo e cinematografico. «Un paio di mesi fa – racconta Daniel – ho letto di questa assurda pratica, allora ho pensato di realizzare un cortometraggio ispirandomi a questo fenomeno. Ad interpretare il corto gli studenti della scuola che hanno preso al progetto. Marco è il protagonista e alla fine comprende che la vittoria è quella di essere felici».
Il video si chiama “Extreme”. «Il protagonista – racconta Daniel – deve pubblicare video virali, attraverso la App’Extreme’. C’è pure una sfidante che si getta nel vuoto e che rischia di morire. È in quel momento che il giovane rivede la sua vita e decide di fermarsi. La sfida, quindi, l’ha vinta sicuramente Marco pubblicando il video della sua quotidianità, quando capisce quali sono i suoi valori. E il video ottiene una marea di visualizzazioni». Il cortometraggio, a costo zero, è stato interamente realizzato da Prestifilippo che ha voluto lanciare un messaggio contro chi manipola la mente.
Un gioco che tale non può definirsi perché lo scopo finale è quello di morire e non per scherzo ma per davvero. Una pratica nata in Russia, almeno pare, e della quale da pochissimo tempo si parla anche in Italia.
Sulla sua veridicità e sulle presunte morti di adolescenti non ci sono certezze, resta il fatto però che ultimamente le pratiche estreme sono sempre più frequenti anche in Italia: ragazzini che vogliono sfidare la morte e che purtroppo non riescono a beffarla. E il risultato è il loro rimanere vittime di pratiche che devono far riflettere.
Colpa di internet? In buona parte si. Per la mania di dimostrare di poter fare tutto. Ma così non è. C’è chi sente parlare di queste cose e commenta, c’è chi invece non riesce a stare con le mani in mano e decide di passare al contrattacco. Come? Con una sorta di inno alla vita, 50 regole per stare bene. Quelle regole che andrebbero appese in camera e lette ogni volta che ci si sente un po’giù.
L’idea è di due amiche pratesi, Chiara Pacini e Adelaide Martelli entrambe vent’anni, la prima studentessa all’università di Firenze, Adelaide alla Luiss di Roma. «Il nostro è l’antitesi di quello che prevede il gioco russo – spiega Chiara Pacini – perché le persone si aprano alla vita. Blue whale, invece, tende a far chiudere in se stessi i partecipanti, ad isolarsi, ma non è così che si vive. I social sono utili ma c’è un mondo fuori da questi dove vivere la vita vera».
La prima delle regole del gioco che Chiara e Adelaide hanno chiamato “I love my life” è quella di farsi un selfie sorridente e di pubblicarlo. E poi l’elenco delle altre 49 cose da seguire, semplici e al tempo stesso belle. La parola d’ordine è il sorriso. Un gioco diretto agli adolescenti ma anche ai loro genitori che forse qualche volta perdono le redini dei figli. «Abbiamo pubblicato l’elenco delle cinquanta regole del nostro gioco sui nostri profili Facebook – aggiunge Chiara – perché l’intento è sensibilizzare quante più persone possibili a temi che ci riguardano da vicino». E già nel titolo del gioco, “Io amo la mia vita”, è racchiuso il succo di quanto le studentesse pratesi vogliono far diventare un vero e proprio manifesto della felicità. Adelaide ricorda come recentemente anche la trasmissione tv “Le Iene” abbia trattato l’argomento di Blue whale: «Si parla di 157 bambini russi che sono morti in seguito a questa pratica – dice Adelaide – La tematica ha toccato anche l’Italia quando un ragazzino di Livorno si è tolto la vita a causa di questo gioco (ma l’ipotesi è da confermare, ndr)». Ma non ci sono solo Chiara e Adelaide a dare battaglia a Blue whale. Un altro pratese fa sentire la sua voce, anzi la sua arte. Un video di alcuni minuti dove a vincere sono le cose belle della quotidianità. Insomma, vince la vita. Daniel Prestifilippo è un ragazzo di 23 anni laureatosi al Dams di Bologna. Viene chiamato dall’istituto Gramsci-Keynes per una serie di lezioni, volute dalla professoressa Sandra Cocchi, per far comprendere agli alunni il mondo audiovisivo e cinematografico. «Un paio di mesi fa – racconta Daniel – ho letto di questa assurda pratica, allora ho pensato di realizzare un cortometraggio ispirandomi a questo fenomeno. Ad interpretare il corto gli studenti della scuola che hanno preso al progetto. Marco è il protagonista e alla fine comprende che la vittoria è quella di essere felici».
Il video si chiama “Extreme”. «Il protagonista – racconta Daniel – deve pubblicare video virali, attraverso la App’Extreme’. C’è pure una sfidante che si getta nel vuoto e che rischia di morire. È in quel momento che il giovane rivede la sua vita e decide di fermarsi. La sfida, quindi, l’ha vinta sicuramente Marco pubblicando il video della sua quotidianità, quando capisce quali sono i suoi valori. E il video ottiene una marea di visualizzazioni». Il cortometraggio, a costo zero, è stato interamente realizzato da Prestifilippo che ha voluto lanciare un messaggio contro chi manipola la mente.
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