Il presidio
«Il nostro è un progetto sociale»
Parla il sindacalista Uil che è riuscito a fare breccia tra gli operai cinesi
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PRATO. In principio fu la mensa interna aperta ai figli dei dipendenti, poi venne l’elezione della Rsu e in futuro, chissà, la scuola d’italiano e l’asilo aziendale. «Una piena contribuzione porta diritti: se un giorno questi operai andranno a lavorare a Prato chiederanno di lavorare 40 ore settimanali». È un fiume in piena Giuseppe Priolini e i suoi occhi brillano come quelli di chi è riuscito a realizzare un sogno, un “progetto sociale” come lo definisce lui. Un sogno che sarebbe bello veder realizzato anche in tanti capannoni di Prato. «Bisognerebbe che nelle scuole pratesi dove ci sono tanti alunni cinesi si facesse un’ora di educazione civica a settimana per spiegare come si maturano ferie, maternità e altri diritti». Non sono sempre state rose e fiori tra sindacato e titolare, nonostante la “sensibilità” di mister Fu per i diritti dei lavoratori. Nel 2016 la Uil ebbe da ridire perché saltò l’accordo per il premio di produzione. Ora si ragiona di aprire una scuola d’italiano per i dipendenti che vorranno imparare la lingua, in collaborazione con il Comune di Campi. «Fare sindacato - sottolinea Priolini - non significa strappare nuove tessere ma impegnarsi in progetti di lungo respiro». Un lavoro quotidiano che impegna la delegata sindacale Patrizia Artale, fresca di elezione: l'impiegata pratese è approdata a “Borse & Borse” due anni fa ma quella fabbrica ormai la conosce come le sue tasche. Mastica qualche vocabolo di mandarino che le serve per capire le esigenze dei colleghi, col supporto di quelli che l’italiano lo parlano meglio. «Mi chiedono soprattutto informazioni sui permessi di soggiorno e sui ricongiungimenti familiari». (mar.la.)
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