Il presidio
L’eleganza del 700 al Museo del Tessuto
La moda nel secolo dei Lumi nella mostra che inizierà domani, organizzata in collaborazione con Uffizi e Stibbert di Firenze
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PRATO. Amanti dell’intimo leopardato? Sappiate che i maschietti lo indossavano anche nel Settecento, anzi è nella seconda metà del secolo che conobbe il Re Sole e la Rivoluzione Francese che prese piede questo gusto un po’kitsch. Capriccio di moda, anzi “Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento”, come s’intitola la mostra che aprirà i battenti domani al Museo del Tessuto. Sembra un titolo uscito da un romanzo di Jane Austen, e in effetti a riannodarsi sono i fili di un’affascinante storia, quella che raccontano cento oggetti, molti prestati dal Museo della Moda degli Uffizi, dal Museo Stibbert e dalla Fondazione Ratti di Como: partner d’eccezione per questa nuova impresa del Museo del Tessuto che guarda sempre più oltre i confini pratesi, mettendo a disposizione il suo patrimonio di competenze. Preziosi manufatti custoditi dalle collezioni fiorentine che saranno valorizzati dalle sapienti mani delle restauratrici de “La tela di Penelope”, consorzio che opera nella sede della Campolmi. Si comincia il 29 giugno, quando il salottino Luigi XVI dello Stibbert che ospita anche il manto di Napoleone riaprirà al pubblico dopo il restauro degli apparati tessili condotto proprio dalle maestranze pratesi. «Dagli Uffizi e dallo Stibbert ci viene riconosciuta un’importanza che sfocia in una stagione di collaborazioni proficue per mostre, prestiti e restauro di manufatti antichi – sottolinea il presidente della Fondazione MdT Francesco Marini – Ci stiamo evolvendo verso un museo della moda che accompagna il racconto di quello che succede in passerella con quello che avviene lungo la filiera».
Secolo di cambiamenti. Curata dalla conservatrice Daniela Degl’Innocenti, la mostra “Il Capriccio e la Ragione” imbastisce un dialogo costante tra alcuni tessuti del museo pratese con capi d’abbigliamento, porcellane e oggetti d’arredo, in un allestimento che rievoca lo splendore delle corti. Un repertorio esotico e orientaleggiante compone la prima sezione che fa rivivere le suggestioni d’inizio Settecento, quando grazie alle Compagnie delle Indie giungevano in Europa porcellane e tessuti. È il secolo in cui la moda parla francese: tutto ruota intorno all’opificio di Lione dove per la prima volta stampe e motivi pittorici entrano nella manifattura tessile, l’arricchiscono e la impreziosiscono. È tutto un succedersi di stili, dal bizarre al revel. Nella seconda metà del secolo cambia di nuovo la moda, l’Ancien Règime scricchiola: si diffonde un gusto neoclassico e meno decorativo, valorizzato dai bottoni cammeo inglesi e dai ricami dello splendido gilet dello Stibbert.
La “benedizione” di schmidt. Se c’è tempo fino al 29 aprile 2018 per visitare la mostra pratese, il dato “politico” più significativo di questa nuova iniziativa del Museo del Tessuto è senz’altro il riconoscimento di Eike Schmidt, numero uno degli Uffizi. «Do atto allo straordinario lavoro del museo pratese che è riuscito a intrecciare partnership così importanti», sottolinea l’assessore alla cultura Simone Mangani. La sfida è ora far arrivare turisti da Firenze. «Mi piace pensare al Museo del Tessuto come alla Tate Modern per la grande operazione di recupero del patrimonio industriale – sottolinea il direttore degli Uffizi – Sfido a trovare una città come Prato con una così unga tradizione di tecnica artigianale di qualità».
Maria Lardara
Secolo di cambiamenti. Curata dalla conservatrice Daniela Degl’Innocenti, la mostra “Il Capriccio e la Ragione” imbastisce un dialogo costante tra alcuni tessuti del museo pratese con capi d’abbigliamento, porcellane e oggetti d’arredo, in un allestimento che rievoca lo splendore delle corti. Un repertorio esotico e orientaleggiante compone la prima sezione che fa rivivere le suggestioni d’inizio Settecento, quando grazie alle Compagnie delle Indie giungevano in Europa porcellane e tessuti. È il secolo in cui la moda parla francese: tutto ruota intorno all’opificio di Lione dove per la prima volta stampe e motivi pittorici entrano nella manifattura tessile, l’arricchiscono e la impreziosiscono. È tutto un succedersi di stili, dal bizarre al revel. Nella seconda metà del secolo cambia di nuovo la moda, l’Ancien Règime scricchiola: si diffonde un gusto neoclassico e meno decorativo, valorizzato dai bottoni cammeo inglesi e dai ricami dello splendido gilet dello Stibbert.
La “benedizione” di schmidt. Se c’è tempo fino al 29 aprile 2018 per visitare la mostra pratese, il dato “politico” più significativo di questa nuova iniziativa del Museo del Tessuto è senz’altro il riconoscimento di Eike Schmidt, numero uno degli Uffizi. «Do atto allo straordinario lavoro del museo pratese che è riuscito a intrecciare partnership così importanti», sottolinea l’assessore alla cultura Simone Mangani. La sfida è ora far arrivare turisti da Firenze. «Mi piace pensare al Museo del Tessuto come alla Tate Modern per la grande operazione di recupero del patrimonio industriale – sottolinea il direttore degli Uffizi – Sfido a trovare una città come Prato con una così unga tradizione di tecnica artigianale di qualità».
Maria Lardara
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