Il Tirreno

Prato

Nei conti del Comune spunta un disavanzo di 30 milioni di euro 

Nei conti del Comune spunta un disavanzo di 30 milioni di euro 

Secondo la Corte dei Conti sono state commesse irregolarità a partire dal bilancio del 2012: 60 giorni per rimediare

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PRATO. All’appello mancano una trentina di milioni di euro e il Comune dovrà correre ai ripari entro 60 giorni. Il diktat è arrivato dalla sezione regionale della Corte dei Conti e si riferisce al bilancio 2014, che ufficialmente si è chiuso con un avanzo ma che in realtà, sostiene la magistratura contabile, «è sostanzialmente negativo per 30.430.167 euro». Una bella mazzata per le finanze locali, che la Corte, presieduta da Roberto Tabbita (relatrice Laura D’Ambrosio) spiega in una delibera approvata lo scorso 11 aprile e notificata al Comune.
In 17 pagine scritte in termini rigorosamente per addetti ai lavori, la Corte prova a dipanare il garbuglio di cifre che si sono accavallate negli anni per arrivare a un risultato preoccupante, figlio - scrivono i giudici - di “gravi irregolarità contabili”. E la cui paternità, par di capire, non può essere attribuita solo a chi ha iniziato a governare nel giugno 2014 (cioè il centrosinistra), ma in gran parte a chi ha governato prima (cioè il centrodestra).
Al termine dell’esercizio 2013, scrivono infatti i giudici, il Comune dichiarò un risultato positivo per oltre 45 milioni di euro, ma in seguito ai rilievi formulati dalla Corte sul “fondo pluriennale vincolato” l’avanzo si è tramutato in disavanzo. E che disavanzo: un rosso di oltre 32 milioni di euro.
Il problema si è ripresentato alla chiusura dell’esercizio 2014, quando il Comune ha dichiarato un saldo formale positivo pari a 85 milioni con una quota di sponibile di quasi 6 milioni. Ma anche qui inciampando nella non corretta (secondo i giudici) quantificazione del “fondo pluriennale vincolato”. In altre parole, a fronte di un avanzo formale di 85 milioni, ce ne sono altri 116 da destinare ad accantonamenti, vincoli e destinazioni specifiche. Il che porta a un risultato negativo, come detto, di oltre 30 milioni.
«Il differenziale - scrive la Corte - costituisce il disavanzo di amministrazione effettivo, ovvero l’entità delle risorse che l’ente dovrà reperire al fine di garantire la ricostituzione degli accantonamenti o dei vincoli apposti sul risultato di amministrazione e rendere così disponibile il saldo formale realizzato».
Tra il Comune e la Corte si è instaurato un dialogo nel corso della procedura e il Comune ha tentato di mettere una pezza ai conti, con modalità che però la Corte non ha ritenuto coerenti con la norma di riferimento, il decreto dell’aprile 2015 sul cosiddetto “extradeficit”, confermandosi nella convinzione che sia stata commessa una irregolarità contabile «poiché viene rinviato ai successivi 28 anni il finanziamento di un disavanzo di amministrazione già accertato alla data del 31 dicembre 2014». Secondo la Corte, fin dal rendiconto 2012 il Comune, allora guidato dalla giunta Cenni, avrebbe dovuto tenere nel dovuto conto i crediti di dubbia e difficile esazione, cosa che secondo i giudici non ha fatto. Ecco perché ora spunta questo conto salato da pagare.
Paolo Nencioni
Maria Lardara

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