Italia
il sindacato
In tempi di crisi si investe meno in formazione
PRATO. Alcuni lo vivono come un obbligo calato dall’alto, frutto di normative che cambiano quotidianamente, altri ci credono tanto da investirci e farne una filosofia aziendale. Anche perché, i...
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Alcuni lo vivono come un obbligo calato dall’alto, frutto di normative che cambiano quotidianamente, altri ci credono tanto da investirci e farne una filosofia aziendale. Anche perché, i datori di lavoro sono i primi ad andarci di mezzo quando la loro fabbrica diventa uno scenario di morte. Il punto di partenza è il testo unico sulla sicurezza sul lavoro, il decreto legislativo 81 del 2008, la “Bibbia” della salute dei lavoratori.
«A Prato viviamo una situazione a macchia di leopardo: da una parte abbiamo imprenditori molto “attivi” nella formazione e nell’informazione dei lavoratori , all’altra vediamo titolari che si adeguano magari dopo un’ispezione di controllo», sottolinea Juri Meneghetti, sindacalista della Filctem – Cgil provinciale (il sindacato dei tessili), rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale in seno alla Camera del lavoro. E all’osservatorio della Cgil risulta che vengano fatti periodicamente dei controlli a campione ad opera del dipartimento di prevenzione dell’Asl: non è dato sapere se di recente gli ispettori avessero visitato anche la filatura “Interfil” di Vaiano. Può succedere comunque che, nonostante l’obbligo delle cinture imposto dal titolare, il carrellista si rifiuti di indossarle, magari per eccesso di disinvoltura e abitudine. Dovendo scendere e salire più volte dal mezzo, quei dispositivi potrebbero suonare come una seccatura. «Abbiamo anche casi di lavoratori sanzionati con lettere di richiamo se non adottano misure di sicurezza», racconta Meneghetti. Per tenere alta l’asticella della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro gli imprenditori devono investire in formazione. E in tempi di crisi non è così scontato. «Un’altra causa di infortuni è spesso legata ai carichi eccessivi di lavoro, sempre per effetto della crisi. Spesso in azienda si svolgono le stesse attività dopo aver tagliato la forza lavoro, accentrando carichi e responsabilità». (mar.la)
«A Prato viviamo una situazione a macchia di leopardo: da una parte abbiamo imprenditori molto “attivi” nella formazione e nell’informazione dei lavoratori , all’altra vediamo titolari che si adeguano magari dopo un’ispezione di controllo», sottolinea Juri Meneghetti, sindacalista della Filctem – Cgil provinciale (il sindacato dei tessili), rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale in seno alla Camera del lavoro. E all’osservatorio della Cgil risulta che vengano fatti periodicamente dei controlli a campione ad opera del dipartimento di prevenzione dell’Asl: non è dato sapere se di recente gli ispettori avessero visitato anche la filatura “Interfil” di Vaiano. Può succedere comunque che, nonostante l’obbligo delle cinture imposto dal titolare, il carrellista si rifiuti di indossarle, magari per eccesso di disinvoltura e abitudine. Dovendo scendere e salire più volte dal mezzo, quei dispositivi potrebbero suonare come una seccatura. «Abbiamo anche casi di lavoratori sanzionati con lettere di richiamo se non adottano misure di sicurezza», racconta Meneghetti. Per tenere alta l’asticella della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro gli imprenditori devono investire in formazione. E in tempi di crisi non è così scontato. «Un’altra causa di infortuni è spesso legata ai carichi eccessivi di lavoro, sempre per effetto della crisi. Spesso in azienda si svolgono le stesse attività dopo aver tagliato la forza lavoro, accentrando carichi e responsabilità». (mar.la)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
