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La lezione del prof: senza internet per una settimana
Prato, l’esperimento di “disintossicazione” di Lorenzo Delli che insegna storia e filosofia in quattro classi del S. Niccolò
PRATO. Prendete una cinquantina di studenti, chiedete loro di tagliare i ponti con web e social network per una settimana, consentendo al massimo l’uso dei telefonini solo per parlare e mandare un sms ai genitori, trasformate tutta questa esperienza in una lezione sui generis sulla dipendenza da internet. Sindrome da vuoto digitale? Può darsi ma, in qualunque momento decidano di gettare la spugna, i ragazzi del liceo “San Niccolò” lo dovranno raccontare poi al loro prof di storia e filosofia. E lui sì che è uno che per scelta non ha un profilo Facebook, tollerando a malapena WhatsApp.
«I social sono ladri di tempo: preferisco essere un professore di vecchio stampo», ironizza Lorenzo Delli che con gli strumenti di comunicazione 2. 0 non va a nozze, a dispetto della giovane età (ha 32 anni). Eppure capita anche questo nell’era della scuola digitale a tutti i costi anche se, a dire la verità, tutte le classi del liceo “San Niccolò” sono dotate di lavagne interattive multimediali. Ma questa è un’altra storia.
Sette giorni senza social e senza internet, dal 15 al 22 maggio, per disintossicarsi dalla dipendenza del digitale: quanti riusciranno a non dare una sbirciatina ai motori di ricerca, magari nel weekend? Il professor Delli ha come bussola le tesi contenute nel libro “Nello sciame” del filosofo tedesco-sud coreano Byung-Chul Han che ha lanciato una violenta crociata contro il mondo della rete.
«Ho chiesto ai miei alunni di aderire e ho avuto un ottimo riscontro in tutte e quattro le classi (la terza scientifico manca al “San Niccolò”, ndr): sono interessati a mettersi alla prova anche se qualcuno s’è già arreso prima di iniziare. L’obiettivo è promuovere la consapevolezza sull’uso del telefonino monitorando la capacità del ragazzi a stare lontano da internet». Per la verità, Delli aveva in testa un’impresa ancora più impossibile, ovvero lo spegnimento dei cellulari riponendo in una scatola l’odioso strumento sempre all’orecchio, anche questo per una settimana. Ma diventava più problematico per via dei contatti abituali che intercorrono durante la giornata tra i ragazzi e i genitori: ecco perché la scelta è stata di bandire la connessione col web ma non l’uso dei cellulari per telefonare o mandare messaggini.
Prima di Prato, ci hanno provato altri. In un istituto superiore di Crema, un esperimento analogo è avvenuto due mesi fa, limitato però solo ai social network. Il risultato? Solo tre ragazzi su 46 sono riusciti a fare a meno per una settimana di Facebook, Instagram e Youtube. Sarà un test tutto basato sulla fiducia e sulla parola perché il professor Delli non avrà certo modo di controllare se a casa lo studente si terrà alla larga dalla rete. «Non ci sarà nessun controllo – puntualizza – solo una presa d’atto dei diversi gradi di dipendenza con l’obiettivo di stimolare e condividere in classe una riflessione sugli effetti e sugli eccessi del mondo virtuale». Anche perché durante quella settimana, gli studenti terranno una sorta di diario di bordo sul quale annotare le fatiche, le difficoltà o magari il senso di libertà che proveranno a internet spento. Niente vincitori né vinti, solo un’occasione su cui riflettere.
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