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Percosse alla biologa Condannata dirigente Asl
Patrizia Casprini, capo del dipartimento di medicina di laboratorio, dovrà pagare un’ammenda per una furiosa lite avvenuta nel 2009
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PRATO. La dottoressa Patrizia Casprini, 62 anni, capo del Dipartimento di medicina di laboratorio dell’Asl Toscana Centro, è stata condannata ieri in Tribunale a un’ammenda per il reato di percosse nei confronti di una sua sottoposta, un episodio avvenuto al termine di una lite in ospedale nel 2009.
La dottoressa Casprini, difesa dall’avvocato Gianpaolo Carabelli del foro di La Spezia, è comparsa davanti al giudice per il procedimento di secondo grado, dopo aver fatto ricorso contro una prima condanna per lesioni avuta in primo grado, processo al termine del quale il giudice di pace aveva disposto un’ammenda di 2.000 euro. Al termine del processo di secondo grado il reato è stato riqualificato da lesioni a percosse, che è più lieve, con un’ammenda di 200 euro.
L’episodio che ha dato origine al procedimento penale, come detto, risale al 2009 e fece un certo scalpore all’interno dell’ospedale (all’epoca il Misericordia e Dolce prima del trasferimento al Santo Stefano di Galciana). Patrizia Casprini dirigeva il laboratorio di analisi e litigò con una sua sottoposta, un tecnico di laboratorio, ora assistita come parte civile dall’avvocato Antonino Denaro.
Oggetto del contendere, è emerso nel processo di primo grado, una provetta con un campione di urine che doveva essere analizzata. Il tecnico di laboratorio obiettò che mancava il codice a barre che identifica la provenienza del campione da un determinato paziente. Secondo il tecnico, anche questo è stato riferito nel processo, la dirigente avrebbe insistito per sottoporre la provetta alle analisi. Davanti al giudice il tecnico di laboratorio ha aggiunto anche un altro particolare di cui però non ha portato alcuna prova, e cioè che la provetta sarebbe stata riferibile a una familiare della dottoressa Casprini, che però ha decisamente negato la circostanza.
Sta di fatto che la dirigente e il tecnico si misero a litigare nel laboratorio, fino a quando, secondo quanto riferito dal tecnico, la dirigente l’avrebbe strattonata lasciandole i segni delle unghie sulle braccia. La sottoposta andò subito a farsi visitare al vicino pronto soccorso e le fu rilasciato un referto di tre giorni, che è diventata poi una delle prove nel processo contro la dirigente, oltre alle testimonianze di alcuni colleghi.
Sono passati otto anni prima della conclusione del processo di secondo grado, che ha dato infine ragione al tecnico di laboratorio, anche se ha “addolcito” la sanzione nei confronti della sua superiore.
Paolo Nencioni
La dottoressa Casprini, difesa dall’avvocato Gianpaolo Carabelli del foro di La Spezia, è comparsa davanti al giudice per il procedimento di secondo grado, dopo aver fatto ricorso contro una prima condanna per lesioni avuta in primo grado, processo al termine del quale il giudice di pace aveva disposto un’ammenda di 2.000 euro. Al termine del processo di secondo grado il reato è stato riqualificato da lesioni a percosse, che è più lieve, con un’ammenda di 200 euro.
L’episodio che ha dato origine al procedimento penale, come detto, risale al 2009 e fece un certo scalpore all’interno dell’ospedale (all’epoca il Misericordia e Dolce prima del trasferimento al Santo Stefano di Galciana). Patrizia Casprini dirigeva il laboratorio di analisi e litigò con una sua sottoposta, un tecnico di laboratorio, ora assistita come parte civile dall’avvocato Antonino Denaro.
Oggetto del contendere, è emerso nel processo di primo grado, una provetta con un campione di urine che doveva essere analizzata. Il tecnico di laboratorio obiettò che mancava il codice a barre che identifica la provenienza del campione da un determinato paziente. Secondo il tecnico, anche questo è stato riferito nel processo, la dirigente avrebbe insistito per sottoporre la provetta alle analisi. Davanti al giudice il tecnico di laboratorio ha aggiunto anche un altro particolare di cui però non ha portato alcuna prova, e cioè che la provetta sarebbe stata riferibile a una familiare della dottoressa Casprini, che però ha decisamente negato la circostanza.
Sta di fatto che la dirigente e il tecnico si misero a litigare nel laboratorio, fino a quando, secondo quanto riferito dal tecnico, la dirigente l’avrebbe strattonata lasciandole i segni delle unghie sulle braccia. La sottoposta andò subito a farsi visitare al vicino pronto soccorso e le fu rilasciato un referto di tre giorni, che è diventata poi una delle prove nel processo contro la dirigente, oltre alle testimonianze di alcuni colleghi.
Sono passati otto anni prima della conclusione del processo di secondo grado, che ha dato infine ragione al tecnico di laboratorio, anche se ha “addolcito” la sanzione nei confronti della sua superiore.
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