Il presidio
Due casi di morbillo a Prato, sono operatori sanitari
Il virus ha colpito una donna che lavora all'ospedale di Careggi e un uomo che lavora a quello di Torregalli, l'Asl ha rintracciato chi è stato a contatto con la paziente
PRATO. Due casi di morbillo tra operatori sanitari residenti a Prato hanno riportato l'attenzione sul problema delle vaccinazioni, che sono in calo. E provocano un aumento dei casi di malattia conclamata, oltre 200 in Toscana dall'inizio dell'anno. Il primo caso di morbillo è stato accertato nei giorni scorsi all’ospedale Santo Stefano e ha destato qualche preoccupazione tra i pazienti del pronto soccorso. Sabato scorso si è infatti presentata al punto di primo soccorso un’operatrice sanitaria pratese che lavora all'ospedale di Careggi e che lamentava febbre alta ed eruzioni cutanee. Alla donna è stato in seguito diagnosticato il morbillo. Il secondo caso risale ad alcuni giorni fa e riguarda un altro operatore sanitario, che lavora all'ospedale fiorentino di Torregalli. Lui però non è passato dal pronto soccorso dell'ospedale di Prato.
Quanto al primo caso, immediata è stata la comunicazione all’Ufficio Igiene della Ausl che, in via precauzionale, ha individuato le persone quel giorno hanno avuto accesso al pronto soccorso e che si sono soffermate per un tempo prolungato in sala d’attesa in presenza della donna. I soggetti sono dunque stati contattati per verificare se fossero coperti dal vaccino per la malattia o se la avessero già contratta in passato e, in caso contrario, sono stati invitati a vaccinarsi. Si tratta del primo caso di morbillo verificatosi di recente a Prato. Alcuni casi si erano invece già verificati nei mesi scorsi a Firenze tra gli operatori sanitari, categoria particolarmente esposta a contrarre il vuris.
A preoccupare la direzione Ausl Toscana Centro è la diminuzione della copertura vaccinale per la malattia nei bambini piccoli, che in Toscana è pari all’88,72% (quando la soglia utile per ottenere l’eliminazione della circolazione del virus è pari al 95 percento). Il trend è in discesa dal 2011. In proposito giovedì scorso 1.163 medici dell’Azienda sanitaria hanno lanciato un appello alla vaccinazione attraverso una lettera aperta agli operatori sanitari e ai cittadini. «È importante sottolineare come l'adesione totale degli operatori sanitari al piano vaccinale nazionale e regionale sia un obbligo etico imprescindibile - si legge nella lettera - Infatti, nel caso specifico, la mancata vaccinazione comporta non soltanto un rischio per il singolo e un danno nell'immunità di gregge, ma anche un grave rischio di trasmissione di malattie potenzialmente gravi o addirittura letali alla popolazione con la quale gli operatori vengono a contatto».
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