Il Tirreno

Prato

I quadri contesi dividono la Fondazione Cassa di Risparmio

Cristina Orsini
La Galleria degli Alberti
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La Galleria degli Alberti

Prato, giovedì 20 aprile si riunirà l'assemblea per il rinnovo dei vertici, un mese fa lo “sgambetto” al comitato di indirizzo uscente, tutti i nomi in campo

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PRATO. I quadri contesi dividono ancora. La battaglia, per altro vinta, sulla collezione di Galleria degli Alberti destinata, prima o poi a tornare a casa, ha provocato una frattura profonda tra i componenti degli organismi direttivi della Fondazione Cassa di Risparmio. E lo ha fatto a ventiquattro ore dal rinnovo del consiglio di indirizzo (l'assemblea giovedì 20 aprile), cui spetterà il compito di nominare presidente, vice eccetera. Insomma, una situazione esplosiva. Peggiore, se è mai possibile, di quelle precedenti nelle quali - quasi fosse consuetudine - scontri di correnti, veti incrociati, voti dirottati, franchi tiratori hanno reso spesso difficili le successioni ai vertici.

Partiamo dalla fine: la presidentessa Fabia Romagnoli e il consiglio di indirizzo (14 persone) sono in scadenza e domani alle 18, l’assemblea formata da 101 componenti si riunirà per scegliere i 7 componenti elettivi (gli altri 7 sono di nomina e quindi esclusi dalla partita). Il consiglio di indirizzo uscente si è proposto in massa per un secondo mandato: ovvero Fabia Romagnoli, Emilio Riva, Domenico Mazzone, Gianmarco Piacenti, Franco Bini, Guido Moradei, Gennaro Berardono. Assieme a loro, tre new entry indicate da altrettanti soci: Idalia Venco (presidente Caritas), Isabella Lapi Ballerini (ex soprintendente, oggi consulente nel campo dei beni artistici e storici) e Diana Marta Toccafondi (soprintendente dei Beni bibliografici e archivistici della Toscana).

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Due le sostituzioni anche nel contingente di nominati: cambia il rappresentante degli ordini e il testimone passa dal notaia Francesco De Luca al consulente del lavoro Massimo Mancini, identica sorte per il rappresentante delle categorie economiche: Andrea Tempestini, della Gastronomia Toscana lascia ma il successore è ancora top secret (dovrebbe però toccare a un commerciante). Fin qui tutto nella norma: l’assemblea deciderà chi eleggere (per ciascun candidato occorrono i due terzi dei votanti, il quorum non può calare, ogni votante può esprimere dalla scheda bianca a sette preferenze) e la composizione del nuovo comitato di indirizzo sarà la chiave di volta per l’individuazione del presidente.

Romagnoli riuscirà a fare il bis? Le incertezze esistono. E il vento contrario all’impostazione del presidente uscente che più volte ha affermato di voler imprimere un rinnovamento nella gestione della Fondazione, si è manifestato un mesetto fa. In occasione si un’altra assemblea chiamata a riunirsi per prendere alcune decisioni ma soprattutto per esprimersi su un pacchetto di nuovi candidati all’assemblea, dieci in tutto, proposti anche in quell’occasione dal comitato di indirizzo, alcuni scelti tra i componenti già in carica nei diversi organi sociali della Fondazione, altri rappresentanti della società civile.

Presenti 22 votanti (pochissimi) solo due sono stati eletti mentre altri otto sono stati bocciati. Tra i nomi che non ce l’hanno fatta il vicepresidente del consiglio di amministrazione, Stefano Betti, uomo, per ruolo, vicino alla presidentessa. Chi è passato, invece? L’architetto Chiara Bardazzi e don Marco Pratesi, canonico, parroco di santa Maria del Soccorso e direttore della Roncioniana.
A quanti non sono dentro - ed è la maggioranza - alle dinamiche della Fondazione può sembrare cosa da poco. Invece il muro eretto dai soci e contro il quale si è impattato il comitato d’indirizzo, è stato il sintomo evidente dello scontro in atto. Ed è qui che tornano in ballo i quadri: causa involontaria del testa a testa.

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Da una parte c’è chi, come Mauro Giovannelli, tra i soci storici della Fondazione, ha condotto una battaglia senza quartiere, anche attraverso l'associazione Amici dei Musei, per riavere la quadreria a Prato, fino a chiedere formalmente alla Soprintendenza fiorentina di porre il vincolo territoriale alla collezione. Una misura - era la convinzione - che avrebbe garantito la permanenza della collezione a Prato anche in futuro.

Dall’altra ci sono i protagonisti dell’accordo dello scorso gennaio con Bpvi, Fabia Romagnoli, presidente della Fondazione, Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord, socio della Fondazione, Matteo Biffoni, sindaco, rappresentato nel comitato d’indirizzo da una persona di sua nomina. Accordo grazie al quale, senza necessità di vincoli territoriali sovraordinati, ma con “patti tra gentiluomini”, si è arrivati alla promessa scritta della restituzione dell’intera collezione. Dipinto del Bellini compreso. Ecco, questo è il motivo del contendere. Non importa se l’obiettivo è stato raggiunto, in questo caso quel che preme è il “come”.
 

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di Redazione web