Il Tirreno

Prato

L'appalto si ottiene con gli scongiuri

di Maria Lardara
L'imprenditore Alessandro Cafissi
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L'imprenditore Alessandro Cafissi

Prato, la rabbia degli edili contro i sorteggi. Alessandro Cafissi, vicepresidente di Ance Toscana Nord: «Continuare con questo meccanismo significa la condanna a morte del nostro tessuto di piccole e medie imprese»

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PRATO. Si può sperare nella dea bendata per una commessa di lavoro sul proprio territorio? Sembra assurdo ma funziona così: da almeno tre anni a questa parte, a un imprenditore edile tocca fare i dovuti scongiuri se si vuol lavorare con le amministrazioni pubbliche.
 
Una volta c’erano le gare d’appalto, quelle che costavano tanto agli enti, nell’ultimo periodo per gli affidamenti sotto 1 milione di euro si ricorre per lo più a procedure negoziate con manifestazione d’interesse. 
In pratica, si tira a sorte per scegliere gli operatori economici da invitare. Così, oggi la fortuna può girare a favore di un’azienda pratese, domani magari per un’azienda del Sud: il Comune di Prato, tanto per fare un esempio, può contare su una rosa di 760 operatori da sorteggiare. Alcuni rispondono, altri no. La gara se l’aggiudica chi presenta il massimo ribasso. 
 
Ecco che per correggere il metodo del sorteggio, strumento legittimo ma non l’unico in questo tipo di gare (a procedura negoziata), l’occasione poteva essere l’approvazione del “Correttivo Appalti”, fresca fresca di due giorni fa.
«Continuare col sorteggio significherebbe la condanna a morte del nostro tessuto di piccole e medie imprese, già messo in ginocchio dalla crisi degli ultimi dieci anni», è l’urlo di dolore del vicepresidente di Ance Toscana Nord (l’associazione dei costruttori targata Confindustria), il pratese Alessandro Cafissi. A fare la voce grossa sul tema due giorni prima, alla vigilia dell’approvazione del “Correttivo Appalti”, era stato il numero uno di Ance Toscana Nord Stefano Varia, lucchese, con una lunga lettera pubblicata dal nostro giornale.
Impietosi i numeri del comparto dell’edilizia pratese che snocciola il titolare della ditta Cafissi Alvaro srl, una delle più antiche del territorio: un’emorragia inarrestabile che ha visto dimezzarsi le imprese nell’ultimo decennio, falcidiando centinaia di posti di lavoro.
 
Secondo i dati della Cassa Edile pratese, nel 2006 erano 701 le imprese edili, 326 quelle che si contavano al febbraio di quest’anno nella zona di Prato e provincia. La scure s’è abbattuta inevitabilmente anche sui posti di lavoro: 959 gli operai iscritti alla Cassa edile nel febbraio 2017, nello stesso periodo di undici anni fa erano quasi il triplo (2556 unità). 
Ben si capisce come la tanto vituperata modalità del sorteggio, di fatto già da tempo utilizzata ma non esclusa dal “Correttivo Appalti” se non interverranno modifiche dell’ultimo minuto, bruci come sale sulle ferite di un settore con le ossa rotte. 
 
«Ormai siamo all’assurdo: per lavorare serve avere in ditta un mago, non più un buon ingegnere». Cafissi puntualizza che questo modus operandi non si riferisce solo alla realtà del Comune di Prato, «uno dei pochi a dare una mano alle aziende locali, oltre a pagare i fornitori nei tempi dovuti».
Emblematico il recente appalto per l'affidamento dei lavori di riqualificazione di piazza Bianchini a Iolo: 15 le aziende sorteggiate e invitate a partecipare, nove gli effettivi concorrenti. Ad aggiudicarsi la gara, nello specifico, è stata una ditta di Firenzuola, in ogni caso del territorio toscano. Ma in generale, il fatto di trasformare in un terno al lotto la possibilità di presentare la propria offerta fa slittare in secondo piano i criteri di merito e professionalità nella scelta delle imprese. 
Ormai in tutta la Toscana fioccano inviti a manifestazioni d’interesse con la procedura dell’estrazione a sorte. Questo diventa oneroso per l’azienda che per partecipare deve dimostrare di avere un “plafond” a titolo di garanzia agli occhi della stazione appaltante. 
 
Senza contare il meccanismo del subappalto, spesso deleterio: le imprese aggiudicatarie, lontane geograficamente dal luogo della commessa, si rivolgono poi ad aziende del territorio “strozzandole” sui costi. 

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