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Prato

Turismo, meno 35.000 presenze del 2016 e Federalberghi si allea con Firenze

Turisti in piazza del Comune
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Turisti in piazza del Comune

Prato, secondo i dati dell'Ufficio del Turismo, il calo di presenze rispetto al 2015 è consistente: meno cinesi e americani

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PRATO. Turismo col segno meno nel 2016: sull’intero territorio pratese si è registrata una flessione di 35.000 presenze. Sono i dati forniti dall’Ufficio del turismo del Comune a Federaberghi Prato . «Si tratta di dati significativi - afferma Rodolfo Tomada, presidente dell’associazione che riunisce gli hotel, i bed and breakfast e alcuni affittacamere della provincia - sui quali Federalberghi inviata a riflettere».

E se il settore del turismo fatica, si cercano alleanze. Anche in questo senso va letto il “patto ” stipulato dall’associazione pratese con Federalberghi Firenze. «Abbiamo creato un unica associazione di area vasta - prosegue Tomada - un’operazione che ha l’obiettivo di potenziare la capacità di incidere sul territorio, ottenendo maggiori servizi e più visibilità, pur mantenendo una totale autonomia».

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Turismo da rilanciare, almeno secondo i numeri dell’Ufficio del turismo: calo del 13% nelle presenze cinesi, del 17% di quelle americane. Prato città perde da sola 22.000 visitatori ospitati nelle strutture ricettive e negli hotel - che però continuano a soddisfare il 72% della domanda totale - il calo è di 30.000 presenze. E se la flessione maggiore (8,7%) è nelle strutture decentrate, anche gli alberghi del centro storico hanno finito l’anno con il segno meno (4818 presenze venute a mancare). «E questo è un dato molto preoccupante» commenta Tomada.

«Numerose, ovviamente, le cause di questa situazione - prosegue il presidente di Federalberghi - due però possiamo segnalarle: la prima riguarda l’istituzione della tassa di soggiorno che necessariamente riduce la competitività; la seconda, a nostro avviso, è da cercare nella politica di riduzione dei parcheggi in centro storico a disposizione dei turisti. A queste si aggiungono, naturalmente - conclude Tomada - cause sulle quali non è possibile incidere: la situazione internazionale e la perdurante crisi economica».

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