La rabbia dei familiari «Ucciso per colpa dello schifo in città»
Il titolare del residence di Paperino: «Ha visto qualcosa o ha rifiutato qualcosa che gli chiedevano di fare...»
PRATO. «Leonardo è morto per colpa dello schifo che c’è in questa città, ammazzato ai giardini, in un posto che dovrebbe essere illuminato, controllato, e invece...».
La rabbia si taglia col coltello a casa di Leonardo Lo Cascio. Rabbia contro l’assassino in fuga, rabbia contro i politici che «non garantiscono la sicurezza» e rabbia anche contro i cronisti che (a dire il vero sulla base di informazioni fornite da fonti ufficiali) non avrebbero tutelato l’immagine di Leonardo parlando di piccoli precedenti di polizia a suo carico. In realtà, come spiega l’avvocato Eugenio Zaffina, avrebbe dovuto comparire tra qualche giorno come testimone al processo sulle attività svolte all’interno del residence di Paperino.
Dunque nessun coinvolgimento in eventuali reati in quanto non era stata esercitata l’azione penale, e nessun precedente. E del resto quella storia non c’entra niente con quello che è successo giovedì sera davanti al Palazzo di giustizia.
«Se avessi tra le mani quello che me l’ha ucciso, fosse anche l’ultima cosa che faccio...» mormora la madre di Leonardo. La donna l’ha visto l’ultima volta poco prima delle 20 di giovedì, quando il figlio è uscito di casa e ha raggiunto la fermata del bus dall’altra parte della strada per andare verso il centro. I familiari chiedono di non pubblicare l’indirizzo dell’abitazione (nella zona sud) per paura di possibili ritorsioni. «Quel bus l’avrà preso quattro o cinque volte da quando fa il portiere di notte all’Art Hotel - spiega la madre - Spesso l’ha accompagnato il fratello». Che è lì accanto ed è molto arrabbiato, tanto che preferisce non parlare di chi non c’è più. Vuole solo che si tuteli adeguatamente l’immagine di Leonardo.
Chi parla, invece, è Luigi Ferrò, titolare del Residence di Paperino dove Lo Cascio lavorava da anni alla reception. «È morto per il lavoro, questo ragazzo – ha detto ai microfoni di TvPrato - Nell’ambito del suo lavoro Leonardo ha visto qualcosa o ha rifiutato di fare qualcosa che gli chiedevano di fare. Qualcun altro lo ha aspettato e lo ha ammazzato: c’è la mano e c’è il cervello, in questo omicidio». Al momento sembrano solo deduzioni personali. Ieri mattina comunque i carabinieri hanno ascoltato Ferrò all’interno del residence di via Traversa per le Calvane nell’ambito delle ordinarie attività di indagine.
Sulla presunta pericolosità del piazzale Falcone e Borsellino nelle ore serali ha detto due parole una donna romena che abita nella zona e che ieri mattina, come molti altri, ha voluto vedere di persona il luogo del delitto. «Di sera porto spesso il cane a fare una passeggiata in questo giardino - ha spiegato - e mi capita di vedere tipi poco raccomandabili. Stanno sulle panchine e bevono. Di solito sono giovani nordafricani». (p.n.)
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