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Riccardo e Jovanotti, un “duo” d’artista

Riccardo e Jovanotti, un “duo” d’artista

Onori, pratese doc, oltre che amico è il chitarrista del cantante pop ed è autore o coautore di molte canzoni di successo

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PRATO. Per tutti è Jovanotti, il suo nome d'arte. Riccardo Onori, invece, lo chiama semplicemente col nome di battesimo Lorenzo.

Perché fra i due c'è sì una collaborazione artistica che va avanti dal 2001 ma c'è anche un legame personale. Riccardo Onori è il chitarrista del cantautore, è lui che lo accompagna in giro nei tour mondiali. Pratese doc, fine musicista, ha lavorato con tanti big della musica. E' anche coautore di tante canzoni non solo di Jovanotti ma di altri cantanti.

Riccardo e Lorenzo. Onori reputa Jovanotti «il migliore in assoluto. Riesce a comporre brani mai banali - afferma - ma trattandoli con leggerezza. Insomma, canzoni che hanno una lettura semplice, adatti anche ad un ragazzino ma con aspetti che vanno in profondità».

In effetti, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha proprio questo dono: le sue canzoni sono orecchiabili, entrano subito in testa e riescono a trattare pure argomenti importanti. «Lavoriamo insieme dal 2001 - racconta Riccardo Onori - e fra noi c'è un aspetto familiare, di condivisione. C'è rispetto umano e personale. E poi quello che faccio, ovvero suonare, mi piace e mi gratifica. Inoltre, ho condiviso una larga fetta del percorso artistico di Lorenzo, nel periodo più tosto».

Onori non si reputa un chitarrista tipico: «Suonare sul palco - dice - è integrarsi in un gruppo». Non si contano più le date che ha fatto in giro per l'Italia e nel mondo. «Con Lorenzo - ricorda - andiamo molto anche all'estero. Lui è un grande viaggiatore ed è molto curioso».

Poi il chitarrista snocciola un paio di aneddoti legati al suo percorso con Jovanotti quando erano in Sudamerica, durante una tournée. «Ero in hotel - rammenta - Lorenzo mi telefona e mi dice che voleva andare a comprare una chitarra. Così vado con lui e in un negozio proviamo due chitarre classiche uguali e ne compriamo una per ciascuno. Sempre in quei giorni andiamo a bere un the al bar di una scuola di tango argentino. Avevamo gli strumenti con noi e ci siamo messi a suonare, è stato bellissimo. E’ un ricordo che porto sempre dentro. Vedere quelle coppie mentre ballavano il tango, un ballo pieno di vita».

Arriva Sanremo. Non è nuovo, Riccardo Onori, al palco del festival della canzone italiana. L'ultima volta, in ordine di tempo, è l'edizione da poco archiviata. Onori era coautore (con Christian Rigano, tastierista di Jovanotti) del brano "Vedrai" portato all'Ariston da Samuel. Ma Onori è stato anche fisicamente sul quel palco: nel 2008 insieme a Jovanotti quando l'artista era ospite di Sanremo.

«Proponemmo due brani - ricorda il musicista - 'Fango' del quale sono coautore e 'A te'». La prima volta sanremese risale, invece, al 1997 con i "Dirotta su Cuba" dove Onori era solo strumentista.

La mia Prato. Viaggia tanto per lavoro Riccardo Onori. «Proprio per questo - ammette - ho scelto di continuare a vivere a Prato piuttosto che in un'altra città. Qui ho gli amici e quando rientro a casa è bello trascorrere del tempo con loro».

Le canzoni. Sono tante le canzoni che ascoltiamo (di Jovanotti e non solo) che hanno la musica composta da Riccardo Onori. La bellissima "Tu mi porti su", tanto per fare un esempio, portata al successo da Giorgia, è firmata dal duo Cherubini-Onori.

Ma alla domanda se c'è un testo al quale il chitarrista è legato più che ad altri, Onori risponde senza pensarci un attimo: «Si, è “Mi fido di te". Nacque come una scintilla, quel brano - ricorda l'artista - Lorenzo mi chiese di fare un giro armonico con la chitarra e lui immediatamente ebbe l'idea del brano. Un artista pazzesco».

Le collaborazioni. Sarebbe troppo lungo stilare l'elenco degli artisti a fianco dei quali ha suonato Riccardo Onori.

Ricordiamo quando è stato strumentista di Irene Grandi, un'altra big della musica. Nel disco di Samuel, reduce dall'esperienza sanremese, tre sono i brani di cui Onori è coautore. Ora sta collaborando da coautore (tre i pezzi "Qui", "A forma di fulmine" e "Stelle marine") al disco di Vasco Brondi, un artista indi e poi è al lavoro per un disco tutto suo.

«Nel mio disco ci saranno cantanti africani - spiega - lo stile etnico mi piace molto e pensare che non sono mai stato in Africa ma quella musica mi colpisce. Il resto del disco sarà solo strumentale con lo stile che mi identifica».

Il pubblico. Nonostante la popolarità Onori è rimasto lo stesso di sempre, semplice e tranquillo.

Impossibile dire le migliaia di persone davanti alle quali ha suonato. «Fa effetto quando trovi di fronte quel mare di pubblico come a San Siro - sorride - Ma l'emozione c'è anche quando mi esibisco in posti più piccoli».

Le chitarre. Riccardo a casa ha un bel numero di chitarre. «Più che altro - prosegue - sono legato ad uno strumento del 1995, che è quello che mi é servito per studiare. Ma non mi affeziono ad una chitarra, è uno strumento. Sono affezionato invece - conclude - a ciò che lo strumento produce: una canzone».

Azelio Biagioni

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