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BpVi, chiesta l’archiviazione per i funzionari della banca

BpVi, chiesta l’archiviazione per i funzionari della banca

PRATO. Nella rete della Procura sono rimasti i pesci grossi, mentre per quelli piccoli è stata chiesta l'archiviazione delle accuse. È questo il nuovo sviluppo dell'inchiesta avviata dalla Procura di...

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PRATO. Nella rete della Procura sono rimasti i pesci grossi, mentre per quelli piccoli è stata chiesta l'archiviazione delle accuse. È questo il nuovo sviluppo dell'inchiesta avviata dalla Procura di Prato, in particolare dal sostituto Laura Canovai, nei confronti di 19 tra vertici e dipendenti della Banca popolare di Vicenza, indagati per truffa nei confronti di alcuni soci risparmiatori. In questi giorni la Procura ha trasmesso il fascicolo a Vicenza, che sta indagando da tempo, e dei 19 indagati ne sono rimasti due, l'ex direttore generale Samuele Sorato e l'ex vice presidente Emanuele Giustini, mentre per gli altri 17 è stata chiesta l'archiviazione.

All'inizio delle indagini il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ipotizzò il reato di estorsione. Il ragionamento era il seguente: c'erano soci della BpVi che lamentavano il fatto di essere stati messi di fronte a un aut aut, o accetti di acquistare azioni della banca oppure non è detto che ti rinnoviamo il fido o il prestito. Successivi accertamenti hanno convinto gli inquirenti che questa ipotesi difficilmente avrebbe retto davanti a un giudice e così si virato sull'ipotesi di truffa. È questa l'accusa che viene contestata a Sorato e Giustini, anche se nel fascicolo trasmesso a Vicenza non si esclude esplicitamente l'estorsione. Valuteranno i magistrati veneti. Per quanto riguarda invece le figure secondarie, cioè dal direttore regionale in giù, compresi i direttori di filiale e i funzionari della banca attivi in provincia di Prato, la Procura è arrivata alla conclusione che, se truffa ai danni dei clienti c'è stata, è stata una "truffa apicale", cioè decisa e messa in pratica dai vertici dell'istituto e non dai singoli direttori di filiale, che si sarebbero limitati a eseguire gli ordini arrivati da Vicenza. Per questo usciranno di scena, in mancanza di opposizioni delle parti lese, che nel fascicolo pratese sono appena sette. Si tratta di azionisti di medio calibro che a suo tempo sono stati convocati dalla guardia di finanza e solo successivamente hanno deciso di sporgere querela contro la banca. Un numero esiguo rispetto alle centinaia di querele che hanno sommerso la Procura di Vicenza. (p.n.)

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