I russi tornano in massa Pitti registra un più 80%
Il mercato di Mosca è di nuovo un palcoscenico interessante per i filatori pratesi Il mondo sceglie gli stampati e i filati riciclati: ottimismo (e timori) per il 2017
PRATO. Pitti filati si è chiuso con buoni numeri. Ma sulla bontà della fiera fiorentina ci sono sempre stati pochi dubbi da parte degli imprenditori pratesi che della kermesse alla Fortezza da Basso ne parlano da sempre un gran bene. L'incertezza semmai è per quello che accade nel mondo e che lascia tutti col fiato sospeso.
I grandi brand hanno però trovato ciò che cercavano. E si sono concentrati sulle novità delle collezioni, sui filati riciclati facendo intendere che in questo periodo questo è un concetto importante e lo sarà sempre di più.
E poi è tornato di moda il filato stampato che dona movimento al filo rendendolo meno banale, meno basico. Una moda che dovrebbe quindi premiare chi lavora sulla qualità e che è più difficile da copiare e replicare.
L'edizione numero 80 di Pitti Filati si è chiusa con un aumento dei buyer del +2,5%, che dovrebbe portare il totale a oltre 4.350 compratori complessivi; in crescita sia il fronte italiano (+3,5%), sia i numeri dei compratori internazionali (+1%), che andranno a superare ampiamente le 1.800 presenze.
Numeri in crescita per quasi tutti i mercati esteri di riferimento: le performance migliori sono quelle dei compratori da Germania (+6%), Francia (+8,5%), Giappone (+23%), Russia (ritorno a ritmi sostenuti dei compratori russi che registrano un aumento dell’80 per cento); confermano i loro livelli di presenze i compratori da Stati Uniti e Regno Unito, in flessione invece i numeri da Spagna e Olanda.
«Pitti Filati - spiega l'imprenditrice Raffaella Pinori - si è chiusa con un buon numero di visitatori, chi doveva venire insomma è venuto. Stiamo parlando del settore estivo che dà risultati sempre minori rispetto all'invernale ma va evidenziato che rappresenta appena il 20% perché molti non lo producono ma si limitano a commercializzarlo. Per quello che mi riguarda i dati sono quelli dell'anno passato».
«Abbiamo tutti molta paura per quello che accadrà», conclude Pinori. «Non vorremmo tornasse un anno come fu il 2007, una fase che vogliamo lasciarci alle spalle anche se bisogna saper affrontare le montagne russe che ormai sono una caratteristica del settore. Non possiamo non prendere atto che è stato un anno difficile per gli Stati Uniti dove sono chiusi diversi brand e comunque i clienti venivano da un periodo di stock alti e quindi erano già riforniti. Adesso che i magazzini sono vuoti potrebbe non ripetersi il calo del secondo semestre del 2016».
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