Il presidio
Una sala concerti e un bistrot
Quattro giovani aprono “Fab” in uno dei capannoni del Fabbricone
PRATO. Metti uno spazio di quasi duemila metri quadrati ricavato dalle ceneri di una fabbrica in disuso, aggiungi l'intuizione di quattro giovani pratesi nel dare gambe a una start up innovativa, condisci il tutto con la dinamicità e la flessibilità di un luogo sempre in movimento, da mattina a sera, proprio a due passi dal teatro Fabbricone. Si chiama "Fab" la scommessa dei soci Francesco Scatizzi, Marco Mencacci, Leonardo "Pio" Caporaso e Tiziano Erriu, che promette di diventare un incubatore culturale d'eccellenza come non si era mai visto in una realtà come Prato. Nome non casuale che rimanda al legame con l'area produttiva del Fabbricone in un intreccio di funzioni che vanno dallo spazio per la sala concerti ed eventi all'angolo del gusto con il bistrot che proporrà una cucina toscana rivisitata con accenti francesi grazie alla "Nova Nouvelle Cuisine" dello chef Stefano Anfuso, fino alle postazioni per il coworking (una cinquantina) in collaborazione con Multiverso di Firenze.
Fervono i lavori per realizzare questo nuovo polo culturale alle porte del centro storico che avrà un ingresso sia da via Mozza sul Gorone che da via Targetti e il cui punto di forza, per dirla con le parole del 32enne fondatore Francesco Scatizzi, «è dato dall'omogeneità del target di riferimento che fa sì come "Fab" possa essere frequentato sia da professionisti per il coworking che dal pubblico dei concerti». E se la sala concerti, con i suoi mille posti, sarà la più grande di Prato, il bistrot con i suoi 45 coperti prenderà per la gola i frequentatori di "Fab" a tutte le ore del giorno (e della sera). «Avevo in mentre questo progetto da tre anni - spiega Francesco, di professione produttore musicale, un'esperienza di lavoro alle spalle a Officina Giovani - finché mi sono imbattuto in questo spazio nell'area del Fabbricone che aveva tutte le caratteristiche giuste per "Fab", come la vicinanza col centro storico e la stazione. Una ricerca che è durata un anno». In questi giorni l'incubatore culturale sta prendendo forma: aprirà i battenti tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo.
Un piccolo faro di creatività e cultura, insieme al teatro Fabbricone, s'accenderà così in quella che sta diventando ormai una zona soggetta a degrado dopo la chiusura del supermercato "Pam" e quella della catena "Brico" in trasferimento a Montemurlo.
Maria Lardara
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