Il Tirreno

Prato

Sinistra Italiana “divorzia” da Biffoni

di Cristina Orsini
Diego Blasi
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Diego Blasi

Diego Blasi: «Troppe ambiguità sull’aeroporto, rincorsa a destra su sicurezza, cinesi e profughi e subalternità al governo»

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PRATO. Qualcosa si muove. A sinistra della sinistra. E se non è ancora un tentativo di unire forze politiche che non si riconoscono nel Pd e critiche verso i 5 stelle «è anche vero che un dialogo è aperto, ma non più di questo». Parola di Diego Blasi, giovane leader della Sinistra Italiana a Prato, alle prese con il congresso fondativo del partito che si terrà il 4 febbraio al Circolo Ballerini di Mezzana. Un partito al quale hanno aderito personaggi conosciuti del mondo politico locale: Manuele Marigolli, per esempio, ex segretario generale Cgil, Daniele Panerati, ex Ds, ex presidente della Provincia; Paolo Balestri, ex Verdi, ex assessore, Edoardo Carli, ex dirigente del Circolo Primo Maggio di Sel; Nicoletta De Angelis, ex segretaria Sel.

Tesserati non tanti, ancora «forse un centinaio - dice Blasi - ma non è una fase semplice per i partiti» e come progetto politico un deciso cambiamento di rotta: «Che posso sintetizzare - aggiunge Blasi - nel divorzio da Matteo Biffoni».

Avete sostenuto Biffoni nelle amministrative 2014 portando in dote circa 3.000 voti. Ora annunciate che per la tornata 2019, se si ripresenterà, dovrà fare a meno del vostro sostegno.

«Esatto. E questo divorzio è anche tra i temi congressuali di Sinistra Italiana Prato».

I motivi?

«Tre e precisi: prima di tutto l’ambiguità mostrata da Biffosull’ampliamento dell’aeroporto. In campagna elettorale il no era chiaro, poi la linea è cambiata andando contro alla volontà di chi l’ha eletto e c’ha creduto. Essere contrari alla nuova pista di Peretola non si esaurisce nel contrasto a quel progetto, è anche un modo di intendere le grandi opere pubbliche: siamo contrari a quelle inutili, favorevoli invece, per esempio, a collegamenti veloci, che a Prato mancano, con l’aeroporto di Pisa. Lì bisognerebbe investire quella montagna di soldi».

Gli altre due?

«C’è una spaventosa rincorsa ai cavalli di battaglia della destra sui temi della sicurezza, dei profughi e sui rapporti con la comunità cinese. Questa narrazione populista che interpreta il rapporto con la comunità cinese ancora come un corpo estraneo alla città, che accentua le difficoltà nell’accoglienza dei profughi mentre secondo noi resta il paradigma su cui elaborare delle politiche, ci trova distanti. Strizzare l’occhio alla destra pensando poi che nella cabina elettorale ti voti, è ingenuità. Infine Biffoni, renziano, è succube del governo e scollegato ai problemi della città. Siamo “commissariati”, l’autonomia in chi amministra è sinonimo di rispetto per la città».

C’è qualcosa che salva?

«Certo, la visione della nuova Prato, ci convince: la riqualificazione del Macrolotto Zero ci trova d’accordo, altrettanto per il parco urbano nell’ex Misericordia e Dolce, anche che se ancora non c’è nemmeno un cantiere e vedremo quando e se verranno aperti».

Oltre le critiche c’è anche un progetto politico per la città?

«Il contrasto alle povertà prima di tutto. La sinistra è tale se si occupa di questo tema, quindi più investimenti sul sociale. Non solo: degrado e sicurezza non sono questioni che riguardano solo l’ordine pubblico, ma si possono affrontare per via amministrativa lavorando, per esempio, sulla questione dei fondi sfitti con i proprietari, uno per uno e mettendo in campo agevolazioni vere per occuparli. Basta poi con il mantra del distretto. Per come lo conoscevano non esiste più e il tessile non potrà mai più essere l’unico settore produttivo di Prato. Se il turismo stenta, è necessario rafforzare il commercio. E poi centro storico chiuso alle auto a partire dalle mura e stop alla Palla Grosse, inutile e dispendiosa».

C’è spazio per un partito a sinistra del Pd a Prato?

«Credo di sì. Lo spazio c’è. Basta non essere subalterni al Pd, un partito col quale dialogare ma che non ci interessa più. Che ha incassato il bottino nel 2014 ma che poi si è dimenticato degli alleati».

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