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Diciottenne morta, caso ancora aperto

Diciottenne morta, caso ancora aperto

Non è stata definitivamente scartata l’ipotesi che la giovane si sia sottoposta a un aborto clandestino finito male

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PRATO. È ancora tutta da scrivere la terribile storia della diciottenne cinese che è morta nella serata di sabato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santo Stefano a causa di una setticemia.

L’unica cosa certa al momento è che la giovane ha avuto un aborto qualche giorno prima. Procurato o solo tentato, oppure spontaneo, questo è ancora tutto da verificare. Toccherà alla squadra mobile della polizia, col supporto dei medici dell’ospedale e del medico legale che lunedì ha eseguito l’autopsia, cercare di risolvere un caso che sembrava drammaticamente risolto ma che in realtà è ancora aperto.

La prima versione fornita quando si è diffusa la notizia del decesso, e cioè che c’era stato un aborto spontaneo una settimana prima del ricovero e che da questo era derivata l’infezione fatale, non convince del tutto il sostituto procuratore Antonio Sangermano (in procinto di trasferirsi a Firenze dove guiderà la Procura presso il Tribunale dei minori), che infatti ha chiesto approfondimenti.

L’ipotesi da scartare, oppure confermare, è che l’aborto non sia stato spontaneo, ma indotto clandestinamente. E che poi si sia tentato maldestramente di mettere a posto quello che era andato storto.

L’ipotesi è frutto di considerazioni logiche e riscontri concreti. La considerazione logica è che nel 2017 è difficile immaginare una ragazza di 18 anni che, cosciente di aver avuto un problema di quel tipo, passa una settimana senza farsi vedere da un medico (questo avrebbe detto al capo della squadra mobile, Francesco Nannucci, prima di perdere conoscenza nel reparto di rianimazione). I riscontri concreti sono quelli di chi ha visto la ragazza all’arrivo al pronto soccorso. Il direttore Simone Magazzini dice che a un primo esame la ragazza presentava “segni di pratiche ginecologiche”. Insomma, aveva lesioni alle parti intime ed era in ipotermia, cose che non accadono in pochi minuti. L’impressione è che non fosse uscita di casa per andare a prendere un treno, ma che fosse stata abbandonata a se stessa (anche se la polizia dice che alla stazione, dove è stata soccorsa, c’era anche il fidanzato). In un primo momento si era pensato fosse stata vittima di violenza, poi si è capito che le ecchimosi sul volto erano dovute all’infezione e ad altri problemi renali e di diabete. Il dottor Consales, primario del reparto di rianimazione, non può aggiungere altro a quanto già emerso e in ogni caso avverte che c’è un segreto investigativo.

Il fidanzato della diciottenne è stato sentito dagli inquirenti, ma su quello che ha detto non trapelano indiscrezioni. Si sa invece che la squadra mobile ha perquisito l’abitazione dove il giovane ha ospitato la ragazza e non ha trovato tracce di farmaci o strumenti riconducibili a pratiche abortive.

I due stavano insieme da circa tre mesi e la ragazza, residente a Milano, era arrivata a Prato prima di Natale per passare un po’ di tempo col fidanzato. Secondo i medici del Santo Stefano la gravidanza era alla sesta o settima settimana, ed è verosimile che la ragazza ne fosse cosciente.

Sulla salma è stata effettuata una perizia tossicologica per capire se la giovane abbia assunto qualche farmaco particolare (ce ne sono anche di quelli che inducono l’interruzione della gravidanza). Per avere i risultati bisognerà attendere 60 giorni.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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