Il presidio
Cavicchi: "Arriveranno altri investitori stranieri"
Il presidente di Confindustria Toscana Nord traccia un bilancio del suo mandato in scadenza e si dice convinto che le aziende di Prato attireranno l'interesse all'estero
PRATO. Le aziende straniere strizzano l’occhio a quelle tessili di Prato. E sono pronte a continuare a investire qui. La filiera fa gola agli investitori e dopo i casi di Beste e Pontetorto c’è da scommetterci arriveranno altri gruppi tessili dalla Cina e dal Giappone. Ma è probabile anche dal cuore dell’Europa. Parola del presidente di Confindustria Andrea Cavicchi alla vigilia della relazione dei saggi con cui sarà fatto il nome del suo successore alla guida dell’associazione Toscana Nord.
Cavicchi, a maggio finisce la sua esperienza di presidente. Cosa di quanto fatto finora la rende più orgoglioso?
«La fusione tra le associazioni di Prato, Pistoia e Lucca. E' cambiata la dimensione territoriale dell'associazione, siamo la realtà più importante della Toscana. Siamo tra le prime 15 associazioni di Confindustria in Italia. Il peso politico ora è davvero forte. Credo per un presidente sia un bell'obiettivo raggiunto».
Dalla sua prima elezione nel 2012 alla guida dell'allora Unione industriale pratese sono cambiate molte cose, non solo l'associazione.
«Ho trovato un distretto che aveva subito la crisi del 2001 e poi del 2009 e del 2010 ed era un periodo di grande pessimismo. La situazione non è certo peggiorata. Anzi. Non siamo in una situazione di rose e fiori, abbiamo concorrenti forti ma Prato ha dimostrato di essere un territorio vocato al tessile e anche di grande appeal».
Appeal, in che senso?
«Appeal da parte di grandi imprese e fondi di investimento stranieri. All'estero si sono accorti che la filiera produttiva è fondamentale. Prima è accaduto per i marchi del lusso e ora se ne stanno accorgendo anche per la produzione tessile. Si è capito che la ricerca tessile è fondamentale per lo sviluppo della moda. Un distretto come il nostro, con la filiera che abbiamo (anche se tanti pezzi sono andati persi) garantisce uno sviluppo al 100% del prodotto tessile. Concetti che a livello internazionale finora non interessavano».
Sta dicendo che potrebbero arrivare nuovi investitori stranieri?
«Ne sono certo. Accadrà nelle aziende strutturate che avranno capacità di dimostrare trasparenza nella gestione e capacità di realizzare un prodotto unico. Finora erano elementi non apprezzati e neppure riuscivamo a spiegare fuori cosa fosse una filiera. Adesso invece sì: in Giappone, in Cina e in Germania ci sono realtà interessate alle nostre aziende».
Non parla dell'accordo con Greenpeace?
«Un progetto interessante che ha cambiato l'approccio del mondo verso Prato. Smi sta lavorando con noi per elaborare il progetto per la sostenibilità di Detox e capire l' impatto che può avere a livello internazionale. C'è voglia di lavorare con noi da parte dei fornitori di coloranti e delle fibre. Ci hanno contattato dalla Corea, dalla Cina. Stiamo diventando un punto di riferimento a livello internazionale per qualità e sostenibilità. Prato era conosciuto per un prodotto di livello basso e invece adesso se ne parla per il contrario».
Mi dica invece cosa ha sbagliato.
«Errori non so se ne ho fatti mi è però dispiaciuto non far decollare il progetto di welfare di distretto (aumenti salariali grazie all'offerta di servizi e beni ndr). Mi sarebbe piaciuto fosse entrato in funzione prima: sarebbe stato un progetto innovativo. Avremmo dimostrato che con la concertazione si possono portare avanti grandi soluzioni. Invece ancora c'è bisogno di altro tempo per arrivare a concretizzarlo».
La chiamano il presidente fashion. I suoi detrattori sostengono sia un gran comunicatore ma poco concreto.
«Se fashion vuol dire che sono il presidente del Centro per la moda e che ho portato Prato ai tavoli in cui si parla di moda a livello nazionale è vero. Prima non era mai successo. C'è stato nelle relazioni sicuramente un cambio di passo, abbiamo tessuto rapporti ad esempio con l'attuale ministro Calenda da tempo e si è creato un collegamento tra Prato-Pitti-Sistema moda Italia per creare un progetto complessivo di tessile. Ho lavorato a livello politico e di rappresentanza. Ma questa è la strada che dobbiamo percorrere: se ci si aggancia alla moda italiana siamo più forti e cresciamo anche noi. Nel 2012 si parlava solo di cinesi e crisi mentre oggi si parla anche di altro, si stanno percorrendo opportunità nuove. Cos'è la concretezza? Se è lavorare sulla legalità, con il Governo e la Regione per abbassare i costi dell'energia e con il Comune per realizzare l'impianto di Gida l’abbiamo fatto. Insieme a quello di cui ho parlato fin qui».
Si dice che però si sia bruciato con la mancata presidenza in Confindustria regionale. Ritiene sia vero?
«No. C'è stata una lotta tra territori: noi volevamo far prevalere un modello di macroaree con un'associazione Toscana snella e con funzioni di coordinamento. Altri volevano una forte Confindustria Toscana. C'è stato uno scontro tra blocchi. Abbiamo un presidente in prorogatio e dovremo trovare per forza un accordo. Nel frattempo il presidente di Firenze si è dimesso. Stiamo a vedere come andrà a finire. A me adesso piacerebbe dedicare tepo alla formazione per creare nuovi imprenditori. Nelle aziende nel frattempo c'è stato un cambio generazionale massiccio e sono circondato da tanti giovani».
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