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Lavoro illegale, tutti con la Cgil
Questione cinese: industriali, associazioni artigiane e Comune pronti ad avviare un’iniziativa unitaria
PRATO. Bloccare il lavoro illegale a Prato nel settore manifatturiero tessile. L'appello dei giorni scorsi di Massimiliano Brezzo, segretario generale Filctem della Cgil pratese, inizia a sortire i primi effetti e ad avere le prime adesioni. Andrea Belli, presidente della Confartigianato della città, accoglie a braccia aperte la denuncia del sindacato di piazza Mercatale mettendo, però, nero su bianco e dicendo senza mezze parole che «l'integrazione, come il fidanzamento, si deve volere da ambo le parti e dalle aziende cinesi non abbiamo ottenuto una risposta convincente in questo senso». Per prima cosa, quindi, secondo Belli deve essere chiarito il rapporto fra l'economia a conduzione cinese e la città, ma soprattutto chiarire il fatto che «il vecchio tormentone sui cinesi - dice Belli - come risorsa per il distretto ha ormai una risposta chiara. Lo sarebbero, ma solo se emergessero da un’illegalità tuttora diffusa».
Per la Confartigianato il contributo al tavolo che vuole la Cgil c'è, ma definendo bene ancor prima che l'integrazione puo' esserci solo rispettando le regole comuni e condivise. Questione tutt'altro che semplice. Il vicesindaco Simone Faggi è favorevole alla proposta del sindacato, ma è lapidario: «Stiamo facendo il possibile e oltre, ma le aziende cinesi non hanno voluto firmare il patto di Prato lavoro sicuro. Io ho visto un "no". La comunità cinese deve capire che fa parte di una città e di un'intera altra, più grande comunità, non è una parte neutra e deve condividere le regole oppure non resterà che la repressione come ultima ratio». Il vicesindaco, però, pone una netta differenza rispetto alla Confartigianato e dice che «le aziende cinesi e tutta la sua economia sono un fattore vitale e importante per Prato, che va certo regolarizzato ma di cui si deve capire la forte opportunità».
Accolta la denuncia pubblica della Cgil anche da Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Toscana Nord; la parola d'ordine è avviare quanto prima una lavoro sinergico con tutte le forze possibili e smascherare il lavoro illegale, che si annida soprattutto nel Macrolotto zero.
Stessa musica arriva dalla Cna pratese, che ha al suo interno trecento piccoli imprenditori cinesi (Cna China Word), ma dove il diktat della legalità sembra fermo e deciso tanto che Claudio Bettazzi, presidente della Cna, afferma che «per noi il tema è forte e sentito. Siamo pronti a dare il nostro contributo in termine operativi sia sul fronte della lotta al lavoro nero che all'evasione.Gli strumenti per farlo ci sono, basta volerlo». Insomma, un "si'" corale alla proposta della Filctem Cgil che sembra aver aperto il "vaso di Pandora" del lavoro nero e illegale nella città. Massimiliano Brezzo al telefono appare rincuorato dall'indignazione e dalle dichiarazioni di istituzioni e associazioni di categoria. «Il nodo ora da sciogliere velocemente è la data con la quale iniziare il tavolo con tutti i soggetti, non c'è tempo da perdere. Per ora leggo le dichiarazioni sui giornali, vorrei subito una data per vederci e iniziare a lavorare contro questa illegalità diffusa», auspica Brezzo.
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