Meteo
L'Arpat passa ai raggi X le aziende cinesi inquinanti
Gruccifici, stamperie, tintorie, import-export di rifiuti tessili: il bilancio dei controlli. Dopo le contestazioni si è passati alla regolarizzazione
PRATO. Dietro all’economia illegale cinese, che genera concorrenza sleale e nasconde lavoro nero o sottopagato, vi sono anche ricadute negative sull’ambiente. Arpat ha reso noto il bilancio dei controlli ambientali e sanitari del 2016. La maggior parte dei controlli nell'ambito del Progetto speciale a Prato è stata effettuata dal gruppo interforze che coinvolge, oltre ad Arpat, altri enti e forze dell'ordine del territorio: Comando Polizia municipale – nucleo polizia ambientale, Direzione territoriale del lavoro, Inail, Asl - Prevenzione, sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, Comando provinciale dei Vigili del Fuoco. Le tipologie di attività controllate sono state: tintorie, stamperie, gruccifici, ditte di recupero plastica, gestori di rifiuti tessili.
Le principali violazioni riscontrate sono legate alla mancanza di autorizzazioni e/o al mancato rispetto delle prescrizioni riportate nei diversi atti autorizzativi. Gli effetti dei controlli sono stati la progressiva regolarizzazione delle ditte e delle procedure di esportazione/importazione dei rifiuti transfrontalieri. Vediamo nel dettaglio le problematiche affrontate in ciascun settore.
Gruccifici. I gruccifici sono una tipologia di insediamento sviluppata recentemente con il progressivo incremento delle attività di confezioni introdotte nel distretto tessile pratese da parte di comunità cinesi. La maggior parte delle ditte controllate è risultata del tutto abusiva e sprovvista delle autorizzazioni ambientali e nello specifico quelle relative alle emissioni in atmosfera e alla gestione dei rifiuti. Una delle problematiche sanitarie e ambientali tipica di questo settore sono le emissioni di maleodoranze dovute ai solventi impiegati. Nelle ditte di produzione di grucce, a seguito dei controlli, è iniziata una progressiva regolarizzazione con l'adozione di misure di contenimento delle emissioni in atmosfera: revisione del ciclo produttivo con ricorso a tecnologie automatizzate, convogliamento delle emissioni e istallazione di impianti di abbattimento, manutenzioni programmate degli impianti di abbattimento, programma di autocontrolli, riduzione della quantità di solvente impiegato e ricorso a solventi a minore tossicità. In particolare su quest'ultimo aspetto si è verificato il passaggio da un uso massivo di solventi per l'effetto antiscivolo all'utilizzo di resine acriliche a dispersione acquosa, con notevole riduzione degli esposti per maleodoranze.
Tintorie e rifinizioni. Negli ultimi cinque anni si è registrata una crescente acquisizione di tali aziende da parte dell’imprenditoria cinese che ha inserito nel ciclo di lavorazione anche l’attività di stampa del tessuto, che non risultava praticata precedentemente nell’area pratese.
Rifinizione tessuti. Anche in questo caso si sono registrati numerosi esposti per maleodoranze. La gran parte delle aziende abusive controllate, alcune delle quali anche soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale, ha proceduto a richiedere l'autorizzazione con conseguente percorso di adeguamento degli impianti. Ciò ha comportato: l'adozione di sistemi di abbattimento, l'acquisizione di apparecchiature di buon livello tecnologico, la sostituzione dei solventi con prodotti equivalenti ma di livello qualitativo superiore ed in particolare con quelli contenenti percentuali minime di idrocarburi alifatici, responsabili degli impatti odorigeni, l'adozione del programma di autocontrollo e del sistema di gestione dei rifiuti.
Import-export di rifiuti tessili e indumenti usati. Il distretto pratese resta ad oggi anche un importante e nevralgico centro per l'import e l'export degli indumenti usati, oltre ad essere caratterizzato dalla produzione di enormi quantitativi di ritagli da confezioni, prodotti da ditte quasi esclusivamente cinesi; questi ritagli hanno creato problemi di sostenibilità per il sistema di raccolta dei rifiuti urbani ma anche di raccolta ed esportazione illegale verso la Cina. Al contrario, la gestione della filiera della raccolta degli indumenti usati, che movimenta container per gran parte del mondo (India, nord Europa, Stati Uniti, Canada, nord africa), è riconducibile prevalentemente a numerose aziende italiane, nelle quali sono state accertate frequenti irregolarità come, ad esempio:mancanza di cernita, omissione della necessaria ed obbligatoria igienizzazione, mancanza di autorizzazioni, elusione degli obblighi di tracciabilità della gestione e del trasporto dei rifiuti.In questo ambito le attività Arpat hanno portato a numerosi sequestri dei mezzi e dei locali utilizzati per le attività illecite.
Rottami metallici. Nel comparto della gestione dei rottami metallici, l'attività è stata effettuata in gran parte in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato. Diversi di questi impianti accettano conferimenti di rottami svolti abusivamente da soggetti che, con coperture di attività varie, svolgono in realta una vera e propria raccolta a trattamento di rifiuti senza nessuna delle adeguate registrazioni e garanzie che la norma richiede in questi casi.Vari sono stati i provvedimenti richiesti, motivati principalmente da: violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione, ricevimento di rifiuti da soggetti non iscritti all'albo dei gestori ambientali, mancata sorveglianza radiometrica, irregolare tenuta di registri di carico e scarico dei rifiuti, irregolare compilazione dei formulari di identificazione rifiuti, assenza di autorizzazione alla gestione dei Rifiuti da apparacchiature elettriche ed elettroniche (Raee).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
