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Inquinamento: inutile bloccare gli Euro 0 e Euro 1

di Alessandro Formichella
Traffico in una strada di Prato
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Traffico in una strada di Prato

A Prato solo il 9,75% dei veicoli circolanti appartiene alle categorie sottoposte a divieti. 09909909Mazzoni (Aci): «Serve una diversa politica nazionale in favore del trasporto pubblico»

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PRATO. Prato e la sua qualità dell’aria, condizionata soprattutto dal traffico viario, dall’attraversamento autostradale dell’ A11 e dal riscaldamento degli edifici. Con il vento di tramontana dei giorni scorsi, prima del grande freddo, qualcosa è sicuramente migliorato rispetto allo “stallo” aerobico di novembre e dicembre scorsi, quando con un’ordinanza del sindaco l’amministrazione comunale è stata costretta a limitare l’uso delle auto Euro O e Euro 1 nella Ztc, ossia nella zona a traffico controllato. Una misura che, però, già l’assessore all’Ambiente di Prato, Filippo Alessi, aveva definito “simbolica” in mancanza fino ad ora di un approccio strutturale, molto più articolato e complesso, per la qualità dell’aria in città e nei comuni limitrofi, soprattutto quelli della piana pratese-fiorentina. Un’aria, dunque, difficile da definire salubre, quella di Prato, nonostante che la tramontana sia la sua salvezza. E non sono le auto Euro 0 e Euro 1 che cambiano il corso dell’inquinamento, rappresentando neppure il 10 % dei mezzi che transitano ogni giorno in città.

Auto circolanti a Prato.Prato primeggia in questa direzione con uno dei rapporti più alti in Italia fra popolazione residente e auto, ossia 60,1 veicoli a idrocarburi ogni 100 persone. Su una popolazione della città di 191mila abitanti i mezzi circolanti Euro 0 e Euro 1, sono il 9,75 % su un parco circolane di 115mila mezzi, privati e commerciali. Un numero molto alto che pone Prato fra le città con la maggiore densità di veicoli. La maggior parte dei veicoli è Euro 3, Euro 4, Euro 5, per un totale del 77,92 %, mentre Euro 2 e Euro 6 arrivano a coprire un 12 % scarso. I dati sono pubblicati da Europums che mettono in luce altri fattori, come ad esempio che il 68 % della circolazione delle auto e di mezzi è interna al Comune e il 32 % diretta all’esterno della città.

L’assenza di politiche sul trasporto pubblico.«Contro l’inquinamento da auto e veicoli dovrebbe esserci tutta un’altra politica sul trasporto pubblico che definirei assente», a dirlo in modo chiaro e tondo è il presidente dell’Aci di Prato e Provincia, Federico Mazzoni. «Attenzione qui non c’è da mettere sotto torchio l’attuale o il precedente amministratore pubblico, quello o quell’altro sindaco, che si ritrova spesso i problemi addosso; è la mancanza di politiche nazionali sul trasporto pubblico, sull’investire in modo radicale sulle infrastrutture del trasporto pubblico. In alternativa, resta l’auto, al di là del simbolo che per alcuni può rivestire l’oggetto», Mazzoni definisce in modo più chiaro che si sta abbassando anche la movimentazione delle merci dalla ferrovia alle gomme dei Tir. Sempre più mezzi in circolo, quindi. A Prato, solo l’8,5 % dei mezzi circolanti è dedicata al trasporto pubblico.

I dati Arpat e le centraline. «Il sistema di diffusione degli inquinanti, per semplificare, è orizzontale ossia va su tutta la piana, non solo sul punto dove si trova la centralina di rilevamento. Non è un caso che quando si hanno alti livelli di inquinamento gli sforamenti delle Pm 10 e Pm 2,5 sono sempre quasi uniformi fra le diverse centraline come ad esempio quella di via Roma o quella di Signa» dice Poggi, responsabile Arpat di Prato. Il problema della qualità dell’aria resta, quindi, legato alle auto e d’inverno al riscaldamento degli edifici.

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