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La Cgil: "A rischio l'economia della città: i lavoratori, anche italiani, vengono sfruttati" - Video
Prato, il segretario generale Filctem Massimiliano Brezzo chiede agli altri sindacati tessili, alle associazioni artigiane e a Confindustria di incontrarsi per studiare insieme una strategia per combattere il fenomeno
PRATO. "Prato non è come sembra la capitale della logistica e della distribuzione della moda, ma del lavoro illegale che colpisce lavoratori cinesi e non, ed ora mina le condizioni anche dei lavoratori italiani". A dirlo in modo netto e chiaro è Massimiliano Brezzo, segretario dei lavoratori chimici, tessili e dell'energia della Cgil pratese, durante la conferenza stampa che si è tenuta sabato 14, nella sede di piazza Mercatale, per mettere in luce una situazione sempre " più complessa e sempre più vessatoria nei confronti dei lavoratori dove emerge una Prato illegale che fa perno su un sistema produttivo in buona parte fuori dalla legge".
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La denuncia pubblica della Cgil ha lo scopo di mettere insieme prima possibile tutte le forze sindacali della città, le associazioni di categoria, la Confidustria e la Procura della Repubblica, per indagare sul mondo del lavoro pratese, in particolar modo delle confezioni, stamperie e rifinizioni in mano al mondo economico orientale. A subire i costi pesantissimi di quanto denunciato in piazza Mercatale sono proprio i lavoratori che, secondo la Filctem e le informazioni in suo possesso, vengono addirittura suddivisi per etnia e provenienza. Insomma, i lavoratori cinesi, spesso irregolari, avrebbero un tipo di trattamento con un salario dal quale verrebbe prelevato il vitto, l'alloggio e altri costi; africani, bengalesi e pachistani un altro trattamento con situazioni che andrebbero ben oltre ogni minima regola contrattuale e di sicurezza lavorativa.
"Ci sono lavoratori bengalesi e pachistani costretti a lavorare sette giorni su sette anche 14 ore al giorno, con un contratto part time magari di 15-18 ore settimanali. La parte fuori contratto viene ovviamente pagata a nero. Una situazione che va oltre ogni condizione di vivibilità umana" prosegue Brezzo evidenziando che "ancora una volta, pur con tutti i controlli nei Macrolotti, non si schiaccia il motore dell'illegalità, ma spesso si sanziona quello che è intorno - dice ancora il segretario della Filctem pratese- Si tratta di una situazione che fa di una buona parte della città un sistema produttivo illegale che ora sta coinvolgendo anche gli italiani. Ci sono ormai molti lavoratori italiani che licenziati per la chiusura di aziende, come sta accadendo nel Macrolotto 1, si ritrovano dipendenti di aziende straniere a quelle condizioni che stiamo denunciando, e che sono ormai fuori da ogni limite". Una città invisibile, insomma, chiusa nei capannoni delle fabbriche dove emergono in modo sempre più allarmante condizioni di lavoro paradossali e ben oltre la legalità.
Massimiliano Brezzo ha quindi invitato tutto il mondo istituzionale e del lavoro pratese a "indignarsi" e a radunarsi quanto prima, già lunedi 16, per analizzare il fenomeno e decidere le operazioni concrete per contrastarlo. "Se c'è la volontà politica, questo si può fare - conclude Brezzo - e già a fine mese scrivere assieme le regole per un sistema che contrasti l'illegalità". Il tutto, se ovviamente c'è la volontà di farlo.
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