Il Tirreno

Prato

Falsi permessi ai cinesi Nuovo arresto per Rosini

Il consulente indagato insieme alla moglie e a una commercialista di Pistoia Secondo la Procura aveva aperto un’altra società. Nicolosi: «Sistema criminale»

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PRATO. Nuova ordinanza di custodia agli arresti domiciliari per il consulente Filippo Rosini, già indagato nell'inchiesta sui falsi permessi di soggiorno ai cinesi. I sostituti procuratori Antonio Sangermano e Lorenzo Gestri hanno chiesto e ottenuto dal gip un nuovo provvedimento sulla base di elementi raccolti dalla metà di novembre, quando scattarono i primi arresti, e gli ultimi giorni di dicembre. Le misure riguardano anche la moglie di Rosini, Barbara Parise, interdetta dall'attività imprenditoriale per 4 mesi, e la commercialista di Pistoia Chiara Picelli, interdetta dall'attività professionale per 4 mesi.

In sostanza i magistrati ipotizzano che le presunte irregolarità contestate allo studio Rosini di via Traversa Pistoiese (false dichiarazioni di ospitalità, false buste paga e altro) siano continuate anche dopo la metà di novembre, grazie alla costituzione il 5 dicembre di una società denominata Omnia Ced le cui quote sarebbero state divise tra la moglie di Rosini e la commercialista pistoiese. Nel frattempo Rosini era stato scarcerato e messo agli arresti domiciliari, dove gli è stata notificata la nuova misura. Ai tre indagati la Procura contesta ora l'associazione a delinquere per almeno un altro episodio nel quale sarebbe coinvolto un cliente cinese a cui sarebbero state curate le pratiche con lo stesso sistema per il quale a metà novembre scattarono i primi arresti. L’associazione a delinquere era tata ipotizzata nei confronti di Rosini anche all’epoca dei primi arresti, ma la tesi non fu accolta dal giudice per le indagini preliminari. Evidentemente ora i sostituti Gestri e Sangermano hanno aggiunto elementi più pesanti. Oltre a Rosini, la moglie e la commercialista, nel nuovo filone dell’inchiesta ci sono altri sei indagati.

Di sicuro i vertici e i dipendenti residui dello studio Rosini avrebbero cercato di non perdere la preziosissima clientela cinese che dopo i primi arresti si stava spostando verso altri studi. Quello che sembra emergere è il quadro di una lotta senza quartiere tra studi che lavorano tutti nello stesso settore per tentare di non perdere una rendita di posizione.

L’altro filone dell’inchiesta, quello che riguarda lo studio Robbi con uffici a Verona, Firenze e Prato, ha avuto una brusca accelerazione con la richiesta, che ha ottenuto il via libera dal gip, del giudizio immediato per Alberto Robbi, il suo socio cinese e un altro orientale. Per loro, se non chiederanno di essere giudicati col rito abbreviato, il processo potrebbe iniziare molto presto e concludersi in tempi celeri.

Molto duro il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, che commentando gli sviluppi dell'inchiesta ha parlato di un vero e proprio «sistema criminale».

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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