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Sciopero dei tessili sul “palcoscenico” di Pitti
Corteo di protesta a Firenze per le divergenze sul rinnovo del contratto: coinvolti 10.000 pratesi
PRATO. Un rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto da quasi 10 mesi, che tuteli i diritti dei lavoratori e non blocchi i salari per adeguarli al mutato potere d’acquisto. A chiederlo sono i lavoratori del tessile, dell’abbigliamento e del calzaturiero italiani, che domani incroceranno le braccia per lo sciopero di 8 ore indetto dai sindacati del settore. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec hanno organizzato per lo stesso giorno anche una manifestazione nazionale a Firenze, a cui saranno presenti anche i lavoratori di Prato, che nel settore conta circa 10.000 addetti. «La scelta di Firenze non è casuale – spiega il segretario di Filctem Cgil Prato con delega regionale per il settore tessile Massimiliano Brezzo –. Domani si chiude Pitti Uomo e vogliamo portare la nostra protesta all’interno di una vetrina mondiale, nel cuore del sistema moda Italia. Per far capire che non è tutto oro quello che luccica e che non accettiamo che un settore che dà lustro al nostro Paese in tutto il mondo si basi sullo sfruttamento delle persone che ci lavorano».
Il contratto collettivo nazionale dei lavoratori del settore tessile, dell’abbigliamento e calzaturiero è fermo al 31 marzo 2016 (già rinnovati invece quelli per lavanderie, pelletterie, occhialerie e piccola industria). A far discutere l’ipotesi di rinnovo proposta dagli industriali, che, tra le altre cose, non prevedrebbe un aumento salariale certo per i lavoratori ma subordinato ad un eventuale aumento dell’inflazione, da calcolare ex post, cioè al termine di ogni anno. Quello di domani è il primo sciopero nazionale e il secondo a livello regionale dopo quello del 21 novembre scorso a Prato, che radunò circa 500 persone davanti al palazzo di Confindustria. «Erano 20 anni che non si scioperava per il rinnovo del contratto – commenta il segretario di Uiltec Prato Qamil Zejnati –. Non è ammissibile un rinnovo che vada a toccare la parte normativa del contratto (peggiorandola per di più) e non agisca sulla parte economica. Chiediamo un contratto dignitoso e non dipendente dai ricatti dell’inflazione, in grado di competere con quello degli altri settori. Inoltre, in merito all'aumento del salario, è la prima volta che la nostra richiesta è inferiore a quella degli anni precedenti».
Tra i 110 e 120 euro mensili l’aumento previsto dal contratto collettivo 2013– 2016, mentre per il nuovo contratto la richiesta iniziale dei sindacati è stata di 100 euro (chiusa a 70 euro nella partita per i lavoratori della piccola industria). «Nonostante l‘inflazione sia diminuita, il potere d’acquisto dei lavoratori continua a calare – spiega Luciano Sacchetti di Femca Cisl Firenze Prato –. Le spese aumentano e i salari no. Ma dato che a Prato, dopo una lunga crisi, si intravedono dei segnali positivi sarebbe giusto che questa ricchezza venisse redistribuita anche a chi la produce. Perché i lavoratori sono una risorsa fondamentale su cui investire».
Tra le altre richieste dei sindacati, anche un miglioramento del sistema di inquadramento dei lavoratori e il no alla riduzione dell’indennità di malattia e delle ore di ferie, allo straordinario obbligatorio, alla flessibilità non contrattata e alla riduzione del ruolo dei rappresentanti sindacali in azienda. «In questo modo si rischia di tornare a lavorare come negli anni ’50», commenta Brezzo.
La manifestazione di venerdì 13 gennaio a Firenze partirà alle 10 da piazza Cavalleggeri, mentre il ritrovo per i lavoratori pratesi è fissato alla Stazione Centrale di Prato per andare in treno.
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