Il presidio
Stessi accessi di Careggi, ma qui lo spazio è più piccolo
La vicedirettrice dell'ospedale di Prato spiega perché molti pazienti attendono il ricovero in barella al pronto soccorso: "Nonostante ci siano 47 posti in più..."
PRATO. A Prato il vero problema non sono gli accessi. Quelli, alti, lo sono da tempo. Nell'ultimo anno al pronto soccorso sono passate 100.000 persone. Stesso numero di Careggi. Ma se si guarda agli spazi, al personale e alle strutture e come paragonare un bed & breakfast a un cinque stelle. Qui la mancanza di letti e cronica e non a caso è l'unico tra i nuovi ospedali per cui si è parlato di ampliamento. Prima di Natale in vista del picco di accessi legati all'influenza si è cercato di mettere delle "toppe": si sono assunti infermieri e operatori, si sono racimolati posti letto in spazi poco utilizzati e soprattutto si sono attivate regole più rigide per le dimissioni. Lucilla Di Renzo è la vice direttrice dell'ospedale di Prato e sta gestendo l'emergenza nell'emergenza.
Di Renzo, quanti accessi ci sono al pronto soccorso?
«Gli accessi da noi non sono variati molto. Nell'ordinario si va dai 280 con punte di 350. In questi ultimi giorni ne abbiamo avuti 300 al giorno mentre a Santo Stefano e per Capodanno siamo arrivati a 330. E' evidente che 30 accessi al giorno in più ci mettono in difficoltà. Tra l'altro l'ondata riguarda numerose patologie polmonari, spesso anziani. Riusciamo a visitare in tempi buoni (anche se dipende dai codici) ma dopo viene la parte peggiore».
Pazienti che aspettano anche 10 ore in barella?
«Sì. A metterci in crisi non è spesso il numero totale di accesi ma i picchi. Abbiamo avuto anche 70 persone tutte in barella in attesa di essere mandate in reparto. E' tutto collegato. Ogni giorno siamo regolati per avere in media 25-30 dimissioni dai reparti. Se questo numero non rimane in equilibrio la gente si trova ad aspettare in pronto soccorso. Le patologie sono sempre più impegnative, soprattutto in questo periodo. E a fronte di maggiori accessi ci sono dimissioni più lente e meno programmabili. In questo periodo in media ne abbiamo 16-17 anziché 25-30».
Sappiamo, e se ne è parlato molto anche prima dell'emergenza legata all'influenza, della carenza strutturale di posti letto ma com'è possibile che ad avere così tanti pazienti in attesa di un letto?
«Per sopperire all'emergenza prima di Natale l'azienda sanitaria ha aggiunto persone in più e stiamo sfruttando i posti che arrivano dal minor lavoro in chirurgia programmata. In area chirurgica, nel settore 6, abbiamo 25 letti "aperti" 24 ore al giorno e 15 letti in day surgery. Questi li abbiamo trasformati a tempo pieno e li utilizziamo per rispondere alle richieste del pronto soccorso così come gli altri 25. Stiamo inoltre preparando altri 7 posti letto ricavati dall'area chirurgica. Sono 47 nuovi posti letto attivati in più step. Intanto l'area chirurgica programmata è ospitata da chirurgia».
Sta dicendo che ci sono 40 posti in più (già oggi) a disposizione e ciononostante i pazienti attendono nei corridoi?
«Sì. Si tratta di persone che sono in fase di osservazione e spesso aspettano di essere dimessi. Stiamo lavorando in prospettiva a una riorganizzazione interna del pronto soccorso, il progetto è già approvato e finanziato».
Se i dati dei giorni scorsi ci indicano qualcosa questo ponte dell'Epifania sarà molto a rischio. Come vi state organizzando?
«Sappiamo che abbiamo posti letto in più da gestire e speriamo in dimissioni maggiori. In queste ore abbiamo cercato margini nelle strutture di cure intermedie in modo da poter inviare lì alcuni pazienti e poi lavoriamo sulle famiglie e dal punto di vista sociale in modo da trovare soluzione anche per chi non sa dove andare se viene dimesso. Stiamo facendo davvero il possibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
