Il Tirreno

Prato

MODA UOMO

Le aziende di Prato prendono l’autostrada e puntano su Pitti

di Ilenia Reali
Le aziende di Prato prendono l’autostrada e puntano su Pitti

Beste presenta la sua prima collezione di pantaloni.Bob invece realizza il book con gli abitanti di Montepiano

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PRATO. Prato strizza l'occhio ai vestiti e, a Pitti Uomo, si cominciano a vedere, a fianco di realtà ormai leader nel settore, piccole realtà che si fanno largo nella moda o rodate aziende di tessuti che hanno creato dei loro brand. Mentre il mondo volge tutti i riflettori sulla fiera più importante della moda uomo e del fashion Prato comincia a prendere l'autostrada e a popolare non solo la "secondaria" fiera Pitti filati ma anche la kermesse leader sia esponendo sia cominciando a dare un’occhiata interessata. C'è chi, come la società cino-pratese Beste, presenta un nuovo brand e chi, come Bob, scommette sulla produzione locale tout court prendendo a prestito anche modelli “autoctoni”, commercianti e abitanti della frazione valbisentina di Montepiano.

Beste indica la via dell'abbigliamento. Pitti uomo è quasi un debutto per Beste che ripresenta la sua giovanissima linea di capispalla "Monobi" e la debuttante "Elective" per i pantaloni. Un messaggio anche ai colleghi quello dei fratelli Santi che da tempo navigano - anticipandole- le tendenze, non solo per la moda, ma anche per le decisioni aziendali. Furono i primi a stringere accordi con una società cinese, a creare capi finiti per gli studi stile delle grandi case di moda e ora a lanciare marchi propri. «Credo - è il parere dell'amministratore di Beste Giovanni Santi - che la produzione in Italia di stoffe sia destinata a diminuire ancora e quindi sia necessario per noi allungare la filiera fino al capo finito. Il sogno sarebbe quello di ricalcare le orme dei grandi come Zegna e Loro Piana nati lanifici e oggi più noti per i loro abiti».

Tra le proposte Beste c'è l'innovazione nella fase di confezione. Stop ad ago e filo per sostituirli con cuciture a pressa o termosaldate. Anche per quanto riguarda i cappotti. «Per Monobi presentiamo capispalla realizzati con stoffe classiche o tecniche ma tenute insieme da speciali incollature. Una confezione utilizzata molto per i capi sportivi, innovativa invece per capi eleganti». Comfort e classe invece è l'obiettivo per la novità dell'anno: la linea di pantaloni. «E' una collaborazione attivata con un grande di questo settore Claudio Serli che di pantaloni ne ha fatti veramente tanti e di belli e che adesso li fa con noi».

“Bob” punta sul vintage e su Montepiano. I capi che l'azienda pratese porta a Pitti sono realizzati con le stoffe locali: maglieria, felpe, pantaloni. E con una presentazione originale: il book è realizzato da foto di Mirko Rossi (Alex Model) ma i modelli sono rigorosamente di Montepiano. Gli abiti infatti sono indossati dall'edicolante, dal macellaio e dal pastore. ««Cercavamo qualcosa di originale rispetto ai classici cataloghi con modelli - spiega Tommaso Bellini, uno dei titolari di Bob - e volevamo un effetto sorpresa. E lo abbiamo fatto facendo indossare i nostri capi a persone di strada , durante la loro vita quotidiana. Volevamo ricreare quell'ironia che da sempre ci contraddistingue e anche far risaltare la particolarità dei nostri prodotti. Per fare questo avevamo bisogno di un posto lontano dalla città, un posto dove ancora certe iniziative vengono vissute con allegria e spensieratezza».

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No Men, lo stile della maglieria e (ora) total look. E' uno dei brand pratesi presenti a Pitti uomo e che porta la bandiera della maglieria pratese insieme alla storica Aida Barni- Anna Purna. E' un'azienda giovane nata ne 2013 per iniziativa di marito e moglie, Claudia Cennamo e Marco Capaccioli. «E' un'azienda che nasce da un percorso di moda che io porto avanti da tempo. Ero una delle socie di un'azienda e ho deciso di mettermi in proprio con mio marito. Quest'anno portiamo non solo maglieria ma anche capi confezionati». «Si tratta di capi ricercati nell'intarsio e nel disegno», spiega Cennamo. «Puntiamo su qualità e diversificazione rispetto agli altri. Del resto noi italiani in tema di stile siamo avanti, fa parte del nostro bagaglio culturale che nessuno ci può copiare».

Patrizia Pepe, al top non solo a Prato. E' il brand di abbigliamento più noto e più strutturato di Prato. Un capofila che ovviamente non manca, da anni, a Pitti Uomo. Un'edizione in cui il cappotto e il montgomery sono realizzati in panno e "customizzati" in nylon mentre gli abiti hanno particolari catarifrangenti, bande elastiche e applicazioni termosaldate. Il gessato viene reinterpretato da Patrizia Bambi con colori fluocosì come i jacquard bicolore.

I foulard di Faliero Sarti. Lo chic è di casa in questa azienda che da storico lanificio è diventata anche un bel brand negli accessori grazie all'impegno di Monica Sarti che quest'anno stupisce abbinando la capacità di fare stoffe di grande qualità e tradizione a colori e stampe sgargianti: i pied de poule sono realizzati con filati grossi che li trasformano in foulard tridimensionali stampati poi con effetti a pois o righe con colori sgargianti. Un uomo con cachemire o stoffe alpaca che giocano sulle sfumature e sulle sovratinture. Una capacità di giocare sulle stoffe che racconta meglio di tutto Prato con la sua ricchezza nella produzione e nella ricerca.

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