Il Tirreno

Prato

A settembre la mostra "Legati da una Cintola - L'Assunta di Bernardo Daddi"

di Maria Lardara
Un particolare della predella di Bernardo Daddi
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Un particolare della predella di Bernardo Daddi

Prato, ricomposta con i suoi originari pezzi, la pala trecentesca, monumentale macchina d'altare commissionata al maestro fiorentino già allievo di Giotto, potrà essere ammirata in tutta la sua interezza

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PRATO. "Officina Pratese", atto secondo (o quasi). È' riannodando i fili dell'antica tradizione pratese fondata sul culto della Sacra Cintola che Palazzo Pretorio prova a rilanciare la stagione delle grandi mostre, memore del successo di "Officina Pratese". Non che l'annata 2016 appena archiviata sia andata male per il Museo Civico in mezzo ai riflettori concentrati sull'inaugurazione del nuovo Centro Pecci: 20500 i biglietti staccati in tutto, tra visite alla collezione permanente e ingressi alla mostra "L'ombra degli Etruschi", l'ultima terminata il 31 agosto. Dopo quattro anni, la coppia Andrea De Marchi e Cristina Gnoni Mavarelli, già curatori della mostra che segnò la riapertura del Museo nel 2013 (fanno parte anche del comitato scientifico), torna al lavoro su nuovo progetto espositivo in stretta collaborazione con la Diocesi, dal titolo "Legati da una cintola. L'Assunta di Bernardo Daddi e l'identità di una città".

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Mostra che s'inaugurerà il 7 settembre prossimo nei raddoppiati spazi espositivi (ex Monte dei Pegni, ora in fase di ristrutturazione) e che sarà presentata il 14 febbraio prossimo nella sede dei Musei Vaticani. Non una location casuale visto che da lì arriverà proprio uno dei prestiti più prestigiosi come la predella di Bernardo Daddi con l'illustrazione del viaggio del corpo di Santo Stefano da Gerusalemme a Roma. Dialogherà con la predella parallela, quella custodita al primo piano del Pretorio, nonché con la "Madonna Assunta che cede la Cintola a San Tommaso" (parte alta della pala), altro prestito d'eccezione stavolta dal Metropolitan Museum di New York.

Ricomposta con i suoi originari pezzi, la pala trecentesca di Bernardo Daddi, monumentale macchina d'altare commissionata al maestro fiorentino già allievo di Giotto, potrà così essere ammirata in tutta la sua interezza, in un'occasione unica e straordinaria, in un dialogo ideale con la Cattedrale di Santo Stefano che del cingolo mariano ne custodisce le chiavi.

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«Il Museo Civico - ribadisce l'assessore alla cultura Simone Mangani - non è un centro espositivo che vive di mostre temporanee, tanto meno se queste non sono collegate alla storia della città». "Legati da una cintola" invece lo è. Sessanta i pezzi in mostra distribuiti in sei sezioni, con un focus specifico sull'iconografia di area fiorentina, pratese e senese con la parte finale dedicata all'iconografia sulla cintola. Costo della mostra: mezzo milione di euro. «Un terzo rispetto a quanto costò "Officina Pratese"», puntualizza Mangani.

DENTRO LA MOSTRA. "Legati da una cintola", ovvero uno spaccato di storia antica e affascinante. Una storia tutta pratese che diventa il punto di partenza per un viaggio nella storia dell'arte del Trecento, secolo che fu fecondo per Prato (si parla di "officina pratese", appunto) con il suo patrimonio di bellezza riconoscibile al di fuori dei confini locali. «Il progetto espositivo coniuga alto livello scientifico e capacità di incontrare pubblici diversi, con il tentativo di "risarcire" un'opera importante del Trecento come la pala di Daddi», spiega De Marchi. Le fa eco Cristina Gnoni con qualche ulteriore anticipazione. «Del percorso espositivo faranno parte anche i documenti che contengono le prime raffigurazioni della cintola, codici e manoscritti miniati provenienti dagli archivi diocesani». In Toscana ebbe tanta fortuna l'iconografia che univa la morte della Vergine e la sua assunzione in cielo. La pala di Daddi sarà affiancata da alcune cintole due-trecentesche e da altre opere firmate dal pittore cresciuto alla bottega di Giotto, tutte accomunate dal tema dell'Assunta che dona la Cintola. Con un incipit che per De Marchi rappresenta un gioiello unico: una scultura del Maestro di Cabestany, datata 1180, che segna la prima riproduzione in assoluto del tema della cintola.

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PASSATO E CONTEMPORANEO. Si scrive Pretorio e si legge storia di Prato. Al sindaco Matteo Biffoni non piacere vedere questo binomio in antitesi con il polo dell'arte contemporanea appena rinato in città. Per questo prende a prestito le parole di Maurice Nio durante l'inaugurazione del nuovo Pecci. «Non è un caso che l'ispirazione per la struttura del centro per l'arte contemporanea gli sia venuta dalla cintola. La nostra è una città contemporanea, proiettata verso il futuro, che ha profonde radici nella sua storia».

SACRA CINTOLA IN CATTEDRALE.  E' possibile ammirarla, in tutto il suo splendore, cinque volte all'anno: questo avviene in occasione dell'ostensione di Pasqua, 1° Maggio, Ferragosto, 8 settembre e Natale. Ma durante la mostra a Palazzo Pretorio (allestimento a cura dell'architetto Francesco Procopio), si apriranno le porte della cappella della Cintola in Duomo, in modo da dare la possibilità ai visitatori di ammirare questo oggetto di culto religioso legato profondamente alla storia di Prato e di cui rimane traccia nell'arte del Trecento. «E' una storia che riguarda tutti i cittadini, indipendentemente dalla fede: è un fatto identitario, per questo abbiamo preso in considerazione la possibilità di esporre la cintola in concomitanza con la mostra», sottolinea il vescovo Franco Agostinelli. Che la cintola affascini è indubbio. Stuoli di studiosi e ricercatori vorrebbero poter approfondire questo manufatto. Ed è una richiesta che Cristina Gnoni Mavarelli, co-curatrice della futura mostra, rivolge al vescovo Agostinelli. «Ci piacerebbe poter esaminare la cintola dal punto di vista tecnico e scientifico, studiandone la conservazione dei materiali».

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