Il presidio
Molestie alla ragazzina, spuntano sms e testimoni
Prato, caso Borchi: la Procura ha in mano messaggi espliciti tra l’arrestato e la minore. Sono stati ascoltati gli amici, uno dei quali avrebbe assistito all’ultimo episodio
PRATO. Non ci sono solo le dichiarazioni della ragazzina tra gli elementi di prova raccolti dai carabinieri e dalla Procura nel procedimento giudiziario nei confronti di Gabriele Borchi, 38 anni, figlio dell'ex vice sindaco di Prato, messo agli arresti domiciliari giovedì 5 con l'accusa di aver intrattenuto una relazione con una ragazza che all'inizio non aveva ancora compiuto i 14 anni. Ci sono anche messaggi sms di tenore più che esplicito, c'è la testimonianza degli amici della ragazza su quei messaggi e una testimonianza oculare di presunti toccamenti non voluti, relativa all'ultimo episodio contestato quello dell'agosto 2015.
Oltre ad aver sentito il racconto della ragazza ora quindicenne e della madre, i carabinieri hanno ascoltato le testimonianze di alcuni amici, che avrebbero confermato il quadro accusatorio, e quella di una persona che sarebbe stata presente all'ultimo episodio, durante una vacanza all'estero.
Tutti questi elementi hanno convinto la Procura a chiedere la misura cautelare poi disposta dal giudice per le indagini preliminari. Nei prossimi giorni il giudice interrogherà l'indagato, assistito dall'avvocato Massimiliano Tesi (ci sono dieci giorni di tempo), e Borchi se vorrà potrà fornire la sua versione dei fatti. Intanto tramite il difensore ha presentato istanza per il cambio di domicilio (col parere favorevole della Procura) che gli consentirà di andare a stare nell'abitazione dei genitori, sempre a Tavola, vicino a quella dove ha vissuto finora.
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La vicenda è particolarmente delicata. Borchi è accusato di aver iniziato una relazione con la figlia di un'amica di famiglia. Una frequentazione che sarebbe iniziata in maniera innocente, con l'adulto che aiutava la ragazzina a fare i compiti, per poi trasformarsi in qualcosa di diverso. Se sia stato l’adulto a prendere l’iniziativa o la minore a farsi avanti, per la Procura non cambia molto, visto che la legge non ammette ignoranza sull’età del minore, a meno che l’adulto non sia vittima di una vera e propria truffa (per esempio con l’utilizzo di documenti falsi), cosa che sembra esclusa in questo caso visto che si parla di una frequentazione non occasionale.
La notizia degli arresti domiciliari ha sollevato un certo dibattito, soprattutto sui social network, a proposito dell’opportunità di pubblicare nome e cognome dell’arrestato. Di norma i nomi degli arrestati, quando sono forniti, vengono pubblicati anche per reati di questo tipo. Ci si preoccupa di non rendere identificabile il minore coinvolto, come è stato fatto in questo caso.
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