In media 8 pazienti aspettano per 10 ore un posto letto
Al Santo Stefano si temeva una situazione ben peggiore e si erano presi provvedimenti di “emergenza”
PRATO. In media otto pazienti al giorno aspettano in barella, nel corridoio, che si liberi un posto letto. Aspetta di più, dopo la visita al pronto soccorso, chi arriva nel tardo pomeriggio. E in genere, in questi giorni, aspetta fino al mattino successivo. Eppure interventi per limitare i disagi ne sono stati presi anche perché, per il pronto soccorso del nuovo ospedale di Prato, l'emergenza era più che annunciata date le serie difficoltà anche nella gestione ordinaria. Ed è per questo motivo che la situazione, anche se grave, è migliore rispetto a quella degli ospedali vicini. Il rischio, del resto, a Prato era che con il picco influenzale si verificasse l'inferno. Gli interventi di “emergenza” non sono comunque stati sufficienti a regolarizzare la situazione e le polemiche non mancano. Dai sindacati che vedono il personale caricato di lavoro, dai medici di famiglia accusati di non fare abbastanza e che le cantano alla sanità pubblica, dai pazienti che aspettano anche 12 ore su un barella.
Prato meglio di Pistoia (in questi giorni) ma peggio di Careggi (sempre). La media in questi giorni a Prato è di otto persone al giorno in attesa di un posto letto. Un numero di persone in attesa che a Prato è ben visibile dal momento che il nuovo ospedale di Prato è uguale come numero di accessi (oltre 100.000 all'anno) a quello di Careggi ma assai diverso per quanto riguarda gli spazi a disposizione. Da una parte si parla di 1.600 metri quadrati di area a disposizione del pronto soccorso. Dall'altra, a Firenze, di circa 4.000 metri quadrati destinati ad aumentare in modo esponenziale con l'accorpamento con il pronto soccorso del Cto. Spazi che fanno la differenza con la vicina Firenze ma non con Pistoia dove gli ospedali sono invece gemelli ma gli accessi molto inferiori. Numeri e dati che del resto hanno fatto propendere per l'ipotesi di realizzare un padiglione attiguo con nuovi posti letto.
«Otto pazienti in attesa di un letto non è poco». A sottolineare che la situazione non è tranquilla è lo stesso direttore dell'emergenza e area critica dell'Asl Toscana centro Simone Magazzini. «In questi giorni - dice con chiarezza - registriamo un'affluenza piuttosto alta. C'è un po' da aspettare in pronto soccorso e la situazione si aggrava a fine pomeriggio quando sale l’affluenza. Facciamo 20-25 ricoveri al giorno di media e succede che i letti non ci siano. E' la verità nonostante i provvedimenti presi finora. Una situazione quella pratese in questo periodo assai meno grave di quella pistoiese ma è evidente che la percezione non può che essere, giustamente, la stessa per i pazienti e i loro familiari».
Se Magazzini fa intendere in modo chiaro che non dovrebbe accadere è anche vero che i possibili disagi erano già tra le previsioni dell'azienda sanitaria tanto che da gennaio, al Santo Stefano, sarebbero dovuti ripartire gli interventi chirurgici programmati mentre i posti letto della chirurgia sono stati “prestati” all'area medica a servizio del pronto soccorso. Il piano di emergenza ad hoc per il Santo Stefano. A tentare di spiegare la situazione è anche Lorenzo Pacini delegato alla sanità per la funzione pubblica Cgil. «Si stava aspettando l'ondata dell'influenza - spiega - ed è arrivata. A Prato hanno convertito i posti letto di day hospital della chirurgia del secondo piano, quelli accanto alle sale operatorie. Complessivamente si tratta di 40 posti in più anche se in realtà una parte sono stati sempre utilizzati in appoggio al pronto soccorso. In più sono stati assunti a termine un team in più di infermieri e operatori sanitari. Questa è la spiegazione del fatto che l'ospedale di Prato oggi non stia esplodendo. A questo va aggiunto che gli accessi sono lievemente diminuiti per il timore dei pazienti che, da settimane, leggono delle difficoltà sui giornali e per le dimissioni più veloci per quei casi che necessitano solo di un periodo di osservazione. Il classico esempio è la caduta accidentale: se la Tac va bene, si dimette in 12 ore e non in 24. E' chiaro che però servano soluzioni strutturali».
«E i medici di famiglia? Potrebbero fare di più». A sostenerlo è sempre Lorenzo Pacini, tra l'altro infermiere del 118. «I medici di medicina generale - commenta - non stanno facendo a pieno la loro parte, senza generalizzare ovviamente. Molti lasciano gli ambulatori per numerosi giorni ai loro sostituti proprio nei periodo di maggiore emergenza e continuano a chiedere supporti continui. Forse c'è da rivedere completamente i loro ruoli. Sono troppo assenti e troppo spesso i pazienti non sanno a chi rivolgersi quando si ammalano».
«Noi medici, in otto siamo un “secondo pronto soccorso”». A dare dei numeri è Alessandro Benelli, segretario generale del sindacato dei medici (Fimmg). «Ho fatto due conti nel mio ambulatorio dove lavoro con altri colleghi - spiega - ed è emerso che in un anno ogni medico fa 11.000 accessi. Se moltiplichiamo per otto medici si arriva a 88.000, cifra a cui vanno aggiunte visite domiciliari e telefonate. Arrivare agli accessi del pronto soccorso di Prato è un attimo. E questo per cominciare col dire che proprio nulla… »«Pongo inoltre una domanda», aggiunge Benelli. «Quando il paziente viene da me ed io sospetto una polmonite chiedo una radiografia con via prioritaria. L'Asl me la dà in due settimane. Quindi cosa faccio? O il paziente va privatamente e paga oppure va al pronto soccorso e gliela fanno gratis aspettando un po’. E’ evidente qual è la scelta. Per fare delle diagnosi serve la strumentazione e se non ci viene data la possibilità di usufruirne che senso ha tenere l'ambulatorio aperto il sabato e la domenica? ».
Ambulatori aperti fino a mezzanotte. Alla base della riflessione di Benelli c'è il progetto (fermo) di Aft, ossia di aggregazione funzionale territoriale degli ambulatori in modo da garantire la continuità assistenziale dei medici di famiglia fino a mezzanotte e nel fine settimana. «Un progetto - entra nel merito Luigi Biancalani, medico e assessore alla salute e al socialie del Comune - per cui siamo in alto mare. Un discorso di livello nazionale fermo da un paio di anni. A Prato avevamo anche già fatto i gruppi di medici, otto per livello, ma poi non se ne è fatto niente. Servono risorse e interventi per pagare quei medici che dovrebbero integrare i medici di famiglia per coprire tutto l'orario».
Ilenia Reali
SERVIZI ALLE PAGG. 2 E 3
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