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«Costretta a pagare un salasso di tasse»
Perde il marito e ottiene la pensione di reversibilità, poi con il 730 le arriva la stangata. «È ingiusto»
PRATO. «Trovarsi a dicembre senza stipendio e con solo metà della tredicesima è stato un colpo troppo brutto per me e così ho deciso di raccontare la mia storia per far sapere ai politici che non tutti riescono ad andare avanti anche se hanno un lavoro, ma sono in difficoltà per colpa della burocrazia e delle tasse». Chiede «giustizia sociale» e niente altro Meri Abbate, vedova pratese di 53 anni che il penultimo giorno dell'anno ha deciso di passarlo scrivendo una lettera al Tirreno per «informare su una realtà troppo spesso ignorata». La sua realtà, come quella di tante altre persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e quando riescono a far quadrare il bilancio, ecco altre tasse da pagare. «Sono sempre andata avanti anche nelle difficoltà e non ho mai chiesto aiuto a nessuno - si sfoga Abbate - ho iniziato a lavorare a 15 anni mi sono fatta una famiglia che desideravo con tutto il cuore e oggi ho una figlia di 23 anni che è la mia vita». Poi due anni fa rimane vedova. «Mio marito è morto improvvisamente a 52 anni - continua - e così mi sono ritrovata da sola da un giorno all'altro a dover far fronte ai problemi della vita, la casa, il mutuo». Passa un anno da un ufficio all'altro per svolgere tutte le pratiche relative alla morte del marito, riceve la pensione di reversibilità e quando va a compilare il 730 per la dichiarazione dei redditi, la brutta sorpresa: «Pensavo di aver trovato un po' di serenità invece sono rimasta di sasso quando al Caaf mi hanno detto che dovevo pagare 3.000 euro di tasse in 5 rate con gli interessi». Abbate per fortuna ha un lavoro a tempo indeterminato. «Guadagno 850 euro al mese, e 750 le pago di mutuo, ho pagato 580 euro per 4 mesi poi ci sono state altre 1.000 euro di acconto per il 2017 - prosegue - quindi a novembre non ho percepito lo stipendio perché è stato prelevato per le tasse». «A dicembre poi mi sono ritrovata di nuovo senza stipendio e con solo metà della tredicesima - aggiunge la donna - e mi sono sentita così a terra, letteralmente affogata». Da qui la domanda: «Vorrei sapere secondo lo Stato, come dovrebbe vivere un'operaia che rimane vedova se le viene tolto lo stipendio? Io e mia figlia dovremmo smettere di mangiare, di pagare le bollette?». Non vuole chiedere niente a nessuno: «una richiesta però ce l'avrei, se la pensione di mio marito che è di 600 euro al mese deve togliermi la vita allora che me la tolgano. Ma mio marito ha lavorato 35 anni ed è colpa sua se è morto a 52 anni? Non voglio sentirmi così a disagio perché non riesco a pagare tutto quello che dovrei, né in colpa per aver perso il marito. Chiedo alla politica giustizia sociale». (ca.be.)
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