Il presidio
I ragazzini albanesi adottati dal Comune «Basta, sono troppi»
L’assessore sul fenomeno dei minori non accompagnati «Ci costano cento euro al giorno, sono viaggi organizzati»
PRATO. Sono poco più che bambini, l'età va dai 15 ai 17 anni. Zaino sulla spalla, lontano dall'affetto della madre e del padre, atterrano negli aeroporti di Pisa o di Peretola lasciandosi alle spalle la loro terra d'origine: l'Albania. Destinazione Italia, Prato. Arrivano qui, senza genitori, spesso senza pronunciare una parola d'italiano. La prima porta alla quale bussano è quella della Questura per finire poi sotto l'ala dei servizi sociali del Comune che ne diventano il tutor.
Anche il comune di Prato, come altre realtà italiane, è alle prese così con il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati: oltre trenta i casi registrati nel 2016, con picchi nei periodi delle vacanze estive e natalizie.
Lo conosce bene Matteo Biffoni, sindaco di Prato e responsabile Anci Immigrazione. «Una bella fetta dei 20mila minori stranieri non accompagnati che sono arrivati in Italia nel 2016 è composta da ragazzi albanesi ed egiziani. Solo il Comune di Palermo ne ha 800». Viaggi della speranza anche senza passare dal mare. Ma l'Albania non è l'Africa insanguinata da guerre e violenze: in altre parole, per questi minori lo status di rifugiato o richiedente asilo non sarebbe possibile.
Gli ultimi tre sedicenni, anche questi con passaporto albanese in tasca, sono arrivati dopo Natale e ora il Comune sta facendo i salti mortali per trovare una sistemazione. «Non c'è posto in emergenza alloggiativa, per gli altri minori ci siamo rivolti a una struttura nel Pistoiese, ovviamente a nostre spese», fa sapere l'assessore alle politiche sociali Luigi Biancalani.
La presa in carico dei minori fa sì che si attivino tutti i percorsi d'inserimento per questi ragazzi, in primis la scuola, in vista del conseguimento del permesso di soggiorno al compimento del diciottesimo anno d'età. «Il fatto che siano tutti ragazzi con la stessa nazionalità ci fa pensare ad arrivi organizzati dal paese d'origine in determinati periodi dell'anno: una specie di "scorciatoia" per ottenere il permesso di soggiorno», fanno notare l'assessore Luigi Biancalani e la dirigente dei servizi sociali Rosanna Lotti. Occorre tenerne conto, in una situazione che a Prato vede l'emergenza alloggiativa al collasso.
«La presa in carico di questi minori - spiega Biancalani - ha un costo per il Comune: la spesa per il mantenimento s'aggira sui cento euro al giorno, di cui 45 messi a disposizione dallo Stato, il resto a carico nostro».
È l’articolo 403 del Codice civile che attribuisce all’ente locale, in genere il Comune, l’obbligo dell’assistenza (collocamento in luogo sicuro) ai minori stranieri non accompagnati. Il minore ha poi diritto a un permesso di soggiorno temporaneo e, al compimento del diciottesimo anno, può chiedere di trasformarlo in un permesso per studio o lavoro.
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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