Il presidio
Aspetta da due anni di riscuotere dall’Inps
L’azienda l’aveva messa in cassa integrazione in deroga per un mese: «La cosa assurda è che non mi fanno neppure avere alcuna comunicazione»
PRATO. L'azienda per cui lavorava, una piccola orditura, stava attraversando un periodo di crisi e quindi decise, al rientro di una delle due dipendenti dalla malattia, di metterne una in cassa integrazione in deroga in attesa che il lavoro riprendesse.
Era il gennaio del 2015. La signora Patrizia Fontana, oggi sessantaduenne, da quel giorno non è più rientrata a lavorare. Alla fine del gennaio, il 31, la donna fu costretta per una gravissima malattia con cui sta ancora combattendo la sua battaglia a interrompere la cassa integrazione e ad avviare un periodo di malattia.
Un periodo lungo e difficile dal punto di vista della salute che alla fine ha fatto scegliere a Patrizia Fontana di lasciare il lavoro per andare in pensione. Una pensione bassa dopo tanti anni di lavoro, 720 euro, ma che le avrebbe permesso di fare tutte le cure necessarie prendendosi anche il necessario riposo per prendersi cura del suo fisico sempre più debilitato.
Da quel mese di cassa integrazione, sono passati esattamente due anni. E Patrizia Fontana ancora non è riuscita a riscuotere nulla. Dei soldi relativi a quel mese di cassa integrazione non c'è traccia nonostante le richieste all'Inps sia personalmente sia attraverso raccomandate e richieste da parte del sindacato, la Filctem Cgil, che la segue. Saranno più o meno 500 euro i soldi che Fontana ha da riscuotere e che non le sono mai stati erogati.
«Con la mia pensione - racconta la donna - quei soldi mi farebbero comodo. Ma al di là di questo quello che più mi fa arrabbiare è che nessuno risponde alle mie richieste. Neppure una lettera con cui mi si chiede di aspettare ancora. Una situazione insopportabile per me, ma anche per il sindacalista Adolfo Martino della Cgil. Anche a loro infatti l’Inps ha fatto sapere niente».
La prima volta che Fontana chiese spiegazioni all'Inps le dissero di inviare una raccomandata attraverso il suo patronato, lei lo fece ma da quel momento non ha saputo più niente. «Da settembre di quest'anno - conclude la donna - ho chiesto di intervenire al sindacato, poi su consiglio del consulente del lavoro che faceva le buste alla mia azienda sono andata personalmente almeno un paio di volte».
«In un caso -conclude la donna - mi è stato detto anche che mi avrebbero risposto nel giro di un paio di giorni. E invece nulla. Nessuno si è fatto sentire nonostante le rassicurazioni. Mi pare davvero troppo e non so come altro fare per riscuotere quei soldi o almeno avere notizie certe su quando mi pagheranno».
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