Il presidio
Restano accesi gli autovelox sulla Declassata
Dopo il caso delle multe sospese il Comune non ha intenzione di intervenire, contando anche sul fatto che le spese per i ricorsi sono superiori alle sanzioni
PRATO. Per il momento il Comune di Prato non ha intenzione di fare niente per cambiare la circolazione e i controlli di velocità sul viale Leonardo da Vinci: gli autovelox restano accesi. All’indomani della notizia sulla Cassazione che sta rinviando in Tribunale le sentenze di conferma delle multe per eccesso di velocità, in Comune prevale l’idea che la Suprema corte stavolta abbia preso una cantonata, quando ha sostenuto che gli autovelox da soli non possono funzionare sulla Declassata perché non è classificabile come “strada urbana di scorrimento”.
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«No, al momento non abbiamo intenzione di fare niente - conferma l’assessore alla Mobilità Filippo Alessi - D’altra parte si tratta di una strada di interesse superiore, che collega tre città, per noi nella sostanza è una strada urbana di scorrimento». «L’alternativa - ricorda il comandante della Municipale Andrea Pasquinelli - è classificare la Declassata come “altra strada”, consentire il transito a bici e pedoni e mettere il limite a 50. A quel punto - scherza - forse non servirebbe nemmeno il raddoppio del Soccorso».
Pasquinelli tiene a precisare che le multe non sono annullate, ma sono sospese perché non è concluso l’iter giudiziario. Le sentenze cassate dalla Suprema corte torneranno in Tribunale, che poi dovrà decidere. Ma il disincentivo più potente per chi volesse fare ricorso è rappresentato dalle spese legali. Nelle ultime sentenze la Cassazione le ha compensate tra le parti. In altre parole, chi ha fatto ricorso contro una multa di 300 euro ne ha certamente spesi molti di più per pagare l’avvocato.
C’è comunque il rischio che al Comando della Municipale piovano decine di ricorsi entro i termini: 30 giorni per rivolgersi al giudice di pace, 60 giorni per il ricorso al prefetto, che esclude il primo e in caso di diniego prevede il raddoppio della sanzione. Col giudice di pace questo rischio non si corre, ma come detto c’è la spada di Damocle delle spese legali.
Il Comune ha chiesto che la Declassata diventi strada statale, ma questo non cambierebbe la questione, perché non inciderebbe sulle caratteristiche della strada, cioè sulla presenza di banchine e marciapiedi che per la Cassazione giustificano l’impossibilità di far funzionare gli autovelox senza la presenza di una pattuglia della Municipale. Una situazione tra il barocco e il kafkiano, soprattutto se si pensa che gli autovelox in funzione su via Roma alle Fontanelle e su via Bologna alla Madonna della Tosse, due strade certamente meno di scorrimento del viale Leonardo da Vinci, non potranno mai essere “censurati” dalla Cassazione perché risultano fuori dal centro abitato. La soluzione potrebbe essere proprio questa: ridefinire il centro abitato ed escludere la Declassata.
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