Il Tirreno

Prato

La Cassazione annulla le multe degli autovelox sulla Declassata

di Paolo Nencioni
Uno degli autovelox in funzione sul viale Leonardo da Vinci
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Uno degli autovelox in funzione sul viale Leonardo da Vinci

Sospese decine di sanzioni: secondo la Suprema corte il viale Leonardo da Vinci non può essere classificato come "strada urbana di scorrimento". Il commento del comandante della polizia municipale: "Ma così saremmo costretti a mettere il limite a 50"

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PRATO. La Corte di Cassazione sta annullando decine di multe per eccesso di velocità fatte negli ultimi anni dalla polizia municipale di Prato grazie ai tre autovelox piazzati lungo il viale Leonardo da Vinci, meglio noto come Declassata, perché il viale non avrebbe le caratteristiche di "strada urbana di scorrimento" e dunque gli autovelox non potrebbero essere lasciati da soli a rilevare le infrazioni ma dovrebbe essere sempre presente una pattuglia dei vigili urbani.

Una delle ultime sentenze emesse dalla sesta sezione della Suprema corte presieduta da Stefano Petitti, tutte uguali nella sostanza, decide sul ricorso presentato da Enza Quilghini, difesa dall'avvocato Marco Barbaro, per una multa presa anni fa sulla quale il giudice di pace aveva dato ragione al Comune, sentenza poi confermata dal Tribunale di Prato. La Cassazione è stata invece di parere opposto, sostenendo che alla Declassata mancano alcuni elementi indicati dal decreto legislativo 285 del 1992. E cioè la banchina pavimentatata (lo spazio tra la striscia bianca e il guard rail) e il marciapiede. Per il Tribunale questi elementi erano irrilevanti perché solo "eventuali" nella norma citata, mentre per i giudici romani sono elementi decisivi. Ecco perché la corte ha cassato la sentenza e l'ha rinviata al Tribunale.

Ora si apre una questione abbastanza complicata, perché migliaia di automobilisti hanno pagato salate multe per eccesso di velocità da quando sono comparsi gli autovelox sulla Declassata (soprattutto automobilisti di passaggio, visto che i pratesi ormai hanno imparato a rallentare e riaccelerare) , e molti continueranno a farlo, ma è presumibile che aumenteranno i ricorsi al giudice di pace. D'altra parte la Declassata nel senso comune è certamente una strada di scorrimento veloce. Il problema è che non lo è per la Cassazione.

"Se il Comune dovesse adeguarsi a questa interpretazione - commenta Andrea Pasquinelli, comandante della polizia municipale - il viale Leonardo da Vinci dovrebbe essere qualificato nella categoria "altre strade" e dovremmo imporre un limite di 50 chilometri orari. Possibile? Non dimentichiamoci che quella prima era un'autostrada. Noi finora avevamo sempre prevalso davanti al giudice di pace e al Tribunale". Tra le stranezze di questa vicenda c'è anche il fatto che una strada sulla quale è vietato il transito dei pedoni dovrebbe essere dotata di un marciapiede. "Non è detto che quelle multe saranno effettivamente annullate - avverte Pasquinelli - La Cassazione ha rinviato i casi al Tribunale e potrebbe essere anche una questione di insufficiente motivazione delle sentenze".

Molti dei ricorsi arrivati in Cassazione per le multe degli autovelox a Prato sono stati presentati dagli avvocati fiorentini Andrea Vascellari e Stefania Guercini, che avevano già assistito automobilisti multati a Firenze sui viali Etruria, Matteotti, Gramsci e Lavagnini. A un certo punto si sono accorti che la questione poteva essere sollevata anche per il viale Leonardo da Vinci a Prato e sono fioccati i ricorsi alla Suprema corte.

Ora il Comune dovrà immaginare una strategia difensiva, ma è probabile che rimanga tutto come prima. I ricorsi sono pochi rispetto alle multe fatte dagli autovelox e gli automobilisti non sono incentivati a farli dalla decisione della Cassazione che compensa le spese di giudizio, dunque oltre al tempo perso bisogna anche pagare l'avvocato.

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