Il presidio
Due quintali di fuochi d’artificio illegali
Sono stati sequestrati da polizia e forestale in una confezione cinese di via dei Fossi nascosti dentro degli scatoloni
PRATO. Quasi due quintali di fuochi d’artificio illegali nascosti un soppalco di una fabbrica e accatastati di fianco a maglie, tessuti, capi di abbigliamento, tutti materiali altamente infiammabili. Se qualcosa fosse andato di traverso del capannone industriale sarebbe rimasto davvero poco. Non è accaduto: «Ma questo ritrovamento ci fa fare passi indietro importanti nei risultati ottenuti con i controlli del protocollo Prato sicura».
Un’altra confezione cinese altamente a rischio, scoperta dalla polizia durante un ennesimo controllo interforze, i cui risultati sono stati presentati dalla dirigente dell’Ufficio Immigrazione Rita Casciella assieme al comandante del Corpo forestale dello Stato Alberto Bronzi.
Il blitz al quale hanno preso parte anche polizia municipale, ispettori dell’Ufficio del lavoro e Asl è stato compiuto qualche giorno fa nella confezione cinese “Red Line” di via dei Fossi al Macrolotto. Oltre a scoprire un operaio in nero, un’altra senza permesso di soggiorno, diverse violazioni edilizie, gli investigatori, proseguendo i controlli, sono arrivati anche nelle zone meno frequentate dell’azienda dove, all’interno di una serie di scatoloni hanno trovato 195 chili di fuochi di artificio di diversa potenza - da alcune decine di confezioni di crackers (i semplici botti) fino a confezioni di fuochi d’artificio professionali, contenenti un grande quantitativo di esplosivo - conservati, probabilmente per la vendita, accanto a indumenti e maglie lavorate e dal valore di alcune decine di migliaia di euro. Complessivamente i fuochi contenevano 28 chili di esplosivo F4.
«Si tratta - ha spiegato Casciella - di un tipo di principio attivo la cui vendita è proibita se non alle persone abilitate a sparare fuochi di artificio. Non solo, anche in caso di abilitazione, per poterli utilizzare occorre prima il nulla osta della questura».
Ovviamente nel caso dei quasi duecento chili di materiale pirotecnico sequestrati nell’azienda cinese, non c’era nulla di legale: nè il possesso nè, tantomeno, lo stoccaggio. Agli investigatori è stato impossibile risalire alla provenienza dei fuochi in quanto nessuna delle confezioni era accompagnata da documentazione, solo su alcuni scatoloni c’era la scritta “made in China”. Sotto inchiesta, tra l’latro, per detenzione illegale di materiale pirotecnico, la titolare della confezione, un’imprenditrice cinese di 51 anni, non presente al sequestro ma che i poliziotti rintracceranno ben presto.
La donna dovrà rispondere anche di detenzione di rifiuti pericolosi, in quanto, nel piazzale dell’azienda, gli investigatori hanno trovato e sequestrato un furgone in disuso, senza più targa, classificato come rifiuto speciale pericoloso.(c.o.)
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