Il Tirreno

Prato

Auguri Pagliette, settant’anni ma non sentirli

di Giulia Rafanelli

Fu Umberto Primi nel 1947 a far nascere la prima rivista che dette vita al gruppo

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PRATO. Erano gli anni 60, la Fiat 500 non era ancora vintage, i bambini portavano le calze alte sotto i pantaloni, gli uomini cappotti lunghi e in testa? In testa la Paglietta. “A Pisa la Torretta, a Venezia la gondoletta, a Prato la Paglietta”. La scritta è nitida, la fotografia in bianco e nero, l’humour è sempre quello, forse più pacato, meno esplicito di quello di oggi ma quando è stata scattata quella foto, Prato, era già avvezza allo spirito goliardico delle Pagliette. Amate o detestate le Pagliette sono a Prato un simbolo, un po’ come i cantucci del Mattei. In fondo sono state le Pagliette a introdurre la goliardia in città e ad introdurla tra le aule di un istituto superiore. Fino ad allora si parlava di goliardia solo tra universitari ma un certo Umberto Primi nel 1947 frequentava il quinto anno del Buzzi ed ebbe l’idea di coinvolgere alcuni studenti della sua classe nell’organizzare una rivista sulla falsa riga di un’esperienza teatrale che aveva fatto a Pisa. L’esperienza fu brillante, il gruppo si consolidò e scelse la paglietta verde e nera come proprio simbolo. “Un omaggio alla tessitura e all’ingegneria”- racconta Gabriele Villoresi, presidente dell’associazione Club delle Pagliette del Buzzi. A quel primo spettacolo, che si intitolava “Follie sbuzzate”, ne seguirono molti altri. Quest’anno la rivista è tornata in scena con una nuova veste ma senza dimenticare l’esperienza di oltre un secolo e i grandi nomi che le hanno dato prestigio: da Roberta Betti, storica autrice delle musiche, a Rodolfo Betti, grande scrittore e regista, fino ad attori come Francesco Nuti.

«Mentre noi parliamo – svela Gabriele Villoresi (durante la nostra intervista) - alcuni dei ragazzi stanno andando a prendere la paglietta del Nuti per portarla alla mostra che oggi aprirà i battenti in piazza San Domenico».

Questa mattina alle 11, infatti, si apriranno le porte di una mostra che intende ripercorrere i 130 anni dalla fondazione dell'istituto Buzzi e i prossimi 70 anni del Club delle Pagliette che ricorreranno nel 2017. Camminando per le stanze della mostra è come fare un tuffo nel passato ma qui non vogliamo anticipare niente, non vogliamo togliere ai pratesi il gusto di riconoscersi e ritrovare la storia della loro città in ben quattro sale allestite dalle giovani Pagliette e dai membri dell’associazione Ex studenti del Buzzi. Qui parliamo di un gruppo, un gruppo che unisce ex allievi, vecchie e nuove glorie delle Pagliette, giovani e meno giovani che portano avanti una tradizione fatta di goliardia ma anche di voglia di fare, e di fare insieme.

Villoresi delle Pagliette è un veterano. Gabriele, c'è un aneddoto o uno scherzo goliardico cui sei particolarmente legato? «Sono entrato nelle Pagliette nel 1979, ricordo uno scherzo di qualche anno più tardi che organizzammo all’istituto Sebastiano Nicastro. Costruimmo una sorta di cannone con pallettoni di gesso e all’uscita degli studenti del Nicastro da scuola avviammo un vero e proprio bombardamento al ritmo dei tamburi che ci eravamo procurati. Lo scherzo riuscì così bene che anche il preside del Nicastro venne a congratularsi con noi».

Com'è oggi, rispetto a ieri, lo spirito delle Pagliette? «Io non dico mai “ai miei tempi”. Rispetto a quando ero io alle superiori i ragazzi hanno molti più impegni quindi è ancora più encomiabile la loro dedizione a questo gruppo e rispetto al passato, oggi, il Club e il gruppo delle Pagliette sono impegnati su tanti fronti con molte iniziative finalizzate alla raccolta fondi. Fra tutti, ovviamente, gli spettacoli della Rivista».

Quindi si, le Pagliette si divertono come prima cosa e questo divertimento è alimentato dalla rivalità con gli altri gruppi goliardici pratesi, su tutti le Tube del Copernico. Un botta e risposta a suon di scherzi e sfottò che va avanti tutto l’anno. Ma il divertimento non toglie spazio a tutto il resto: finito uno spettacolo si inizia subito a pensare a quello successivo (inciso: pare che per il 2017 dovremmo aspettarci delle grandi novità), gli scherzi richiedono inventiva e soprattutto fondamentale è lo spirito di squadra necessario per mettere in piedi le iniziative per fini benefici.

«Una Paglietta deve saper essere responsabile, soprattutto quando è il momento di salire sul palco per onorare la rivista». Classe 1998, Vittorio Barsotti è l'attuale presidente delle Pagliette di cui fa parte da tre anni e con orgoglio, racconta che in camera conserva uno dei bulloni utilizzati per costruire il cavallo di Troia che lui ad altri piazzarono all’entrata del Copernico nell’ottobre 2014 con un’incursione notturna.

Può raccontarci uno dei riti di iniziazione cui devono sottoporsi gli aspiranti per ricevere la Paglietta? «C'è il segreto goliardico».

Vittorio non si sbottona, tutto ciò che riusciamo a farci dire è che possono entrare nelle Pagliette gli studenti al terzo anno che sappiano prendere il tutto con un sorriso. E se l'argomento "iniziazione" è top secret altra questione tabù è quella delle quote rosa:niente donne nelle Pagliette. In realtà, in passato, nonostante fossero davvero poche le ragazze che si iscrivevano al Buzzi, qualcuna era riuscita ad avere l’ambita paglietta; oggi se ne parla come di figure “mitiche”.

Ci sono ragazze che chiedono di entrare nelle Pagliette?“Qualcuna – ammette – ma non ho intenzione di accettarle”. Prima di concludere, una curiosità: “Bu bu Buzzi bu” puó essere considerato - diciamo così - il grido di battaglia delle Pagliette. È stato preso da una vecchia rivista, così come "Come noi solo noi" che è il titolo della mostra organizzata in San Domenico: "Era il ritornello di una canzone della Rivista e ammetto che forse è un po' presuntuoso ma neppure più di tanto: da veterano credo di poter dire che non ne esistono molte di realtà come la nostra" - conclude Villoresi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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