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Babywatching per ridurre il disagio dei bimbi
Ecco la tecnica utilizzata a Monaco per aiutare i più piccoli a inserirsi nell’ambiente scolastico
PRATO. «In una classe di una scuola dell'infanzia della Baviera, alle 10 di mattina, i bambini, su invito della maestra, si mettono in cerchio e si siedono, in attesa di una coppia speciale di ospiti. Entrano infatti in classe una giovane mamma con un neonato, che dai primi giorni di vita vengono a trovarli con regolarità una volta alla settimana. L'insegnante guida i bambini a capire come comunicano fra loro la mamma e il neonato, e osservano settimana dopo settimana la crescita della comunicazione e della fiducia tra i due, imparando a riconoscere la conversazione senza parole che si svolge tra loro)». A raccontare di questo progetto è Marco Armellini, neuropsichiatra infantile per commentare in modo ulteriore il caso di botte, graffi e violenze in una scuola materna e arrivato sulla scrivania del Questore per iniziativa di alcuni genitori. «Questo semplicissimo intervento - scrive Armellini - aumenta l'empatia e la sensibilità di tutti i bambini che osservano, e riduce in maniera impressionante l'aggressività nelle relazioni tra i bambini nella classe. Questo è solo un esempio di come si possa risolvere nel contesto un problema - che è del contesto e non del singolo bambino- , lavorando per accrescere gli strumenti di comunicazione e la fiducia. Credo che una società complessa come la nostra dovrebbe porsi maggiormente il problema per capire quanto possiamo fare lavorando insieme per prevenire manifestazioni che sono spiacevoli ma modificabili».
Il neuropsichiatra sottolinea infatti come «da sempre la scuola dei piccoli, la scuola dell'infanzia o gli asili nido, si confrontano con il problema dell'aggressività: ci sono bambini che, per periodi più o meno lunghi, mordono gli altri bambini, li graffiano, o comunque li aggrediscono. È un problema che si presenta spesso e che è legato a quel particolare contesto, alla enorme e spesso sottovalutata sfida che rappresenta per ogni bambino entrare in un contesto educativo diverso da quello familiare, confrontarsi con adulti che non sono i genitori o i nonni, entrare in un gruppo di pari, capire le loro comunicazioni, farsi capire, sentirsi abbastanza compreso dagli adulti, sapere esprimere in maniera appropriata i propri bisogni, imparare a condividere attenzione e affetto delle figure educative adulte, tollerare frustrazioni, attese o addirittura piccole ingiustizie, cominciare a capire che cosa succederà ogni giorno entrando a scuola, imparare ad aspettarsi che possa succedere qualcosa di buono e non di minaccioso o comunque ignoto, affrontare richieste cognitive e sociali sempre più complesse, sentire nuovi odori, nuovi sapori, sopportare momenti di grande confusione, incertezza, rumore».
Non tutte le reazioni entra nel merito Armellini sono uguali. «Ci sono bambini che affrontano le situazioni nuove e ignote con grande fiducia, e ci sono bambini che le affrontano, al contrario, con grande diffidenza. Spesso noi diamo troppo per scontato che un bambino possa adattarsi a un contesto nuovo (per molti si tratta anche di un posto dove impara un lingua diversa da quella di casa). Imparare a convivere in un contesto scolastico a due, tre o quattro anni non è un compito facile, e non ci rendiamo conto quanto spesso questo mondo possa essere incomprensibile per un bambino, come può essere incomprensibile e a volte intollerabile il motivo per cui (mettendosi nei suoi panni) ogni giorno devo essere lasciato dai miei genitori insieme a venti altri bambini incomprensibili e urlanti, senza rendermi conto di quando e perché il mio babbo o la mia mamma torneranno a prendermi. E a questa età le parole non servono, le lunghe spiegazioni non valgono».
Ci sono situazioni che si risolvono con il passare dei giorni, altre che hanno necessità di interventi. «A volte è necessario qualcosa di più, e si deve intervenire sul contesto per renderlo più prevedibile, più comprensibile, e rafforzare la fiducia dei bambini che ne hanno meno, o che hanno maggiori difficoltà a capire le comunicazioni dei piccoli e dei grandi, e che per questo possono reagire in maniera inappropriata, a volte con l'aggressione. E per questo ci sono tecniche di intervento speciali estremamente efficaci nel rafforzare il bagaglio di fiducia dei bambini. Come quelle del professor Brisch e della dottoressa Claudia De Muro dell'Università di Monaco, ad esempio, hanno sviluppato una tecnica efficacissima per affrontare i problemi dell'aggressività nei gruppi di bambini: il “babywatching' »
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