Il presidio
Partito da Prato per conquistare il mondo
Dal 17 dicembre una mostra racconterà l’indiscusso protagonista di Spagna 1982
PRATO. Paolo Rossi ha iniziato la sua carriera a Prato in un campino di Santa Lucia ed è diventato il Pablito del Mundial 82. Ora una mostra che la sua città gli dedica e soprattutto sarà un modo per tornare indietro.
«Quel Mundial è rimasto nel cuore degli italiani ed è giusto ricordarlo attraverso una mostra - spiega Paolo Rossi - personaggi come Bearzot, che tra l'altro ha allenato il Prato, è bello poterli ricordare e qui ho avuto i miei inizi e ho le mie origini». Rossi iniziò a giocare a calcio all'età di nove anni con il Santa Lucia, squadra messa in piedi dal medico del paese, il dottor Paiar. Nella stessa squadra c'era anche il fratello maggiore Rossano. Al padre Vittorio, ex ala destra del Prato, è dedicato il campo sportivo del CoianoSanta Lucia. Rossi, è ora presidente onorario della società del Coiano Santa Lucia. «Ogni tanto torno a Prato dove abita ancora mia madre e mio fratello e i miei parenti - continua Rossi - è chiaro che tanti ricordi sono qui e i miei inizi da calciatore sono legati alla mia città». Lo mostra che sta girando in tutta Italia e a breve andrà all'estero da l'opportunità di toccare e vivere quei momenti. «Non vivo solo di ricordi – dice Rossi – ma la mostra è un modo per far conoscere ai più giovani quel periodo e cosa hanno significato gli anni Ottanta per l’Italia. L’esposizione intende fare rivivere tutte le emozioni provate dagli italiani nei momenti della vittoria del Mondiale, quando l’Italia intera si ritrovò unita a festeggiare. Ancora oggi provo commozione e gioia nel vedere le persone che continuano a fermarmi per ringraziarmi di quella spettacolare galoppata che ci portò a diventare campioni del mondo con le qualità di noi italiani. Fu una vittoria non solo calcistica, ma di un intero Paese che cercava e trovò in quell’evento valori comuni e un riscatto mondiale. Sarà bello rivivere tutto questo a Prato che è la mia città e dove sono nato e cresciuto. Aspetto con trepidazione questo momento e spero che la città possa essere partecipe di questo momento». Paolo Rossi da Santa Lucia passò all'Ambrosiana per poi andare a giocare alla Cattolica Virtus e da li fare il grande salto alla Juventus. Per Rossi fu importante il passaggio al Lanerossi Vicenza e dopo il Mundial 78 la convocazione ai Mondiali 82 di Spagna. «La convocazione me l'aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene - spiega Rossi - Io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell'italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso. Conosceva la nostra città e sapeva dell'intraprendenza e del voler fare. Un grande personaggio che tuttora gli italiani ricordano con affetto». A giugno 2012 la presentazione del libro autobiografico in salone consiliare di Prato e anche in quel caso il comune denominatore è sempre il Mundial 82. «Il libro voleva scoprire perché, dopo così tanti anni, la gente mi ferma ancora per strada ricordando l'esperienza spagnola della nostra Nazionale. Il libro costituisce la mia memoria storica e adesso la mostra è un modo per far conoscere dal vivo tutti i materiali, gli oggetti che sono stati per la mia carriera così importanti. Dal pallone d'oro alla scarpa d'oro ma anche alla maglietta del Mundial e ad articoli di giornale e immagini dell'epoca».
Ci sarà anche uno spazio dedicato a Prato. «So che ci saranno delle foto dell'epoca e oggetti del periodo - continua Rossi - mi ricordo ancora quel giorno in piazza del Comune non so quanta gente c'era a festeggiarmi. Forse tutta Prato. E' stato qualcosa di unico e forse irripetibile. Attraverso la mostra facciamo vedere ai giovani cosa è successo in quel luglio del 1982 a Prato e in tutto il mondo perché gli italiani si sono riversati tutti in piazza».
Vezio Trifoni
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