Il Tirreno

Prato

"Colletti bianchi", l'inchiesta si allarga ad altri studi professionali

di Paolo Nencioni
Il procuratore capo Nicolosi illustra i risultati dell'operazione "Colletti bianchi" (foto Batavia)
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Il procuratore capo Nicolosi illustra i risultati dell'operazione "Colletti bianchi" (foto Batavia)

Sta emergendo un sistema molto ramificato, sul quale indaga la Procura. Confessano le dipendenti dei due studi coinvolti e si va verso il giudizio immediato. Il procuratore: "Purtroppo non possiamo imporre noi la deontologia"

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PRATO. La fabbricazione di carte false (a pagamento) per consentire a chi non ne ha diritto il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno è un sistema. E l'inchiesta "Colletti bianchi" della Procura di Prato si sta allargando ad altri studi professionali, dopo l'arresto del consulente del lavoro pistoiese Filippo Rosini e del commercialista veronese Alberto Robbi, lo scorso 16 novembre. Altri studi di Prato, insomma, potrebbero essere entrati nel ricco affare delle false assunzioni e delle false dichiarazioni di ospitalità. Su questo sono in corso indagini coordinate dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi e affidate ai sostituti Antonio Sangermano e Lorenzo Gestri.

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Intanto l'inchiesta che a metà novembre ha fatto scattare 15 arresti, 19 misure interdittive e conta 83 indagati è praticamente alle battute finali. Sette dipendenti dei due studi professionali coinvolti (due dello studio Robbi e cinque dello studio Rosini) hanno confermato agli inquirenti il sistema ipotizzato dalla Procura. Lo stesso ha fatto il socio cinese di Robbi, Zhong Rongchang, detto Jimmy. L'unico a negare, al momento, è Filippo Rosini, tuttora in carcere. O meglio, avrebbe dato la colpa ai suoi sottoposti. Sia Alberto Robbi che il socio cinese sono stati messi agli arresti domiciliari: il cinese dal gip su parere favorevole della Procura, l'italiano su disposizione del Tribunale del riesame, perché si sono attenuate le esigenze cautelari. Lunedì 12 dicembre è fissata l'udienza al Tribunale del Riesame per Filippo Rosini.

Con tutti questi elementi in mano, la Procura si appresta a chiedere il giudizio immediato per gli indagati, una mossa che velocizzerebbe enormemente il processo perché consente di saltare l'avviso di chiusura indagini e l'udienza preliminare. Una mossa alla quale gli indagati non potrebbero opporsi, se non al dibattimento.

Non si tratta di fatti episodici, dunque, ma di un sistema che potrebbe essere molto ramificato, estendendosi ad altri studi professionali senza scrupoli. "Purtroppo la deontologia professionale non può essere imposta dalla Procura - commenta il procuratore capo Nicolosi - E il rischio è che si perda il disvalore di certe azioni, perché le fanno tutti".

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