Il Tirreno

Prato

Il tessile cambia pelle la filiera perde appeal

di Ilenia Reali
Il tessile cambia pelle la filiera perde appeal

Le aziende si stanno strutturando con lavorazioni interne o collaborazioni Cavicchi: «Le imprese guardano anche al di là di Prato». In ripresa l’edilizia

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PRATO. L'economia pratese sta cambiando pelle. E' sempre meno tessile e soprattutto ha sempre meno un'identità di distretto e di filiera. Ormai la svolta sembra evidente e, giorno dopo giorno, si sentiranno sempre meno concetti come committente e terzista o fasi della filiera. Le aziende tessili rimaste stanno infatti strutturandosi all'interno per garantire la produzione, si stanno organizzando in rete con lavorazioni "blindate" da accordi di collaborazione e cercano partnership non solo nell'area pratese ma in Italia e, come è successo per l'accordo con Pontetorto, con aziende straniere. A confermare un cambiamento radicale del settore dominante in città anche il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi che sottolinea come questa tendenza sia emersa «in modo chiaro anche dalla mappatura della filiera tessile con aziende che crescono e che si compattano dal momento che sempre più spesso è necessario garantire lavorazioni interne. Aziende più grosse insomma e meno spezzettate».

Tradotto significa però anche meno progettualità di distretto ma aziendale o interaziendale come per esempio è accaduto con i marchi delle aziende di filati. I confini provinciali sono anche a Prato quindi meno delineati dal punto di vista dell'economia e abbracciano sempre di più aree vaste ma con omogeneità dal punto di vista industriale.

Il tessile cambia e continua a stare a guardare cosa accade a due passi, nel mondo dei pronto moda cinesi. Se è vero «che gli investimenti - come dice Cavicchi - in immobili industriali sono ripresi» è pur vero che i margini di collaborazione sembrano sempre più ridotti. A fronte di un aumento delle esportazioni di abiti delle confezioni non si è assistito a una crescita dei rapporti all'interno delle associazioni e dei servizi. In Confindustria i soci orientali sono sempre i soliti due e, per dirla con le parole di Federico Albini della Albini e Pitigliani e presidente della sezione trasporti di Confindustria Toscana Nord, «anche per il trasporto utilizzano furgoni di aziende cinesi a nero rivolgendosi ai pratesi solamente in caso di spedizioni particolarmente complicate».

Se i numeri e i nomi sono ancora poco chiari è evidente che le aziende di trasporto sono luoghi privilegiati per capire cosa sta accadendo nelle aziende cinesi. «Sì - sottolinea Albini - è evidente che ci sono anche grandi case di abbigliamento che cuciono qui».

Un cambiamento quello dell'economia di Prato che per il momento non ha però portato dati positivi.

«La fine del 2016 non è andata bene soprattutto per i filati fantasia che arrivano comunque da 5 anni particolarmente buoni», spiega Cavicchi. E anche per gli altri settori non sono rose. Si lamenta Marco Nicola Becheri coordinatore del gruppo dei meccanotessili: «Abbiamo avuto quest'anno rallentamenti delle esportazioni anche nei mercati più interessanti per noi come l'Iran e il Bangladesh». C'è invece un'interessante ripartenza per l'edilizia nonostante le difficoltà della nuova legge sugli appalti. «In Toscana si sta tirando a sorte per partecipare ai bandi - è intervenuto Alessandro Cafissi - ed è evidente che la situazione è insostenibile. Stiamo lavorando a un tavolo di lavoro per trovare delle soluzioni anche perché veniamo da un periodo nerissimo: nel 2008 le aziende iscritte in cassa edile erano 701, nel 2015 erano 333».

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