Il presidio
Seggiolate, morsi, graffi e calci: bambini violenti a scuola, scatta la denuncia
Prato: situazione da incubo in una scuola dell’infanzia. I genitori delle piccole vittime si sono rivolti alla polizia
PRATO. Un livido in fronte, l'ennesimo. Un colpo di seggiola ricevuto in testa da una bambina ed è la goccia che fa traboccare il vaso: le maestre ne hanno informato il babbo all'uscita dalla scuola, il 13 ottobre scorso. Non era un episodio isolato. Raffiche di calci, graffi e morsi, segni di "strangolamento" intorno al collo, seggiolate a distanza anche da richiedere una visita medica per qualche bambino: va avanti così, da un anno e mezzo a questa parte, in una classe della scuola dell'infanzia statale di Prato (omettiamo il nome del plesso per tutelare tutti i minori coinvolti). Diciotto famiglie vivono ogni giorno di scuola con la paura e con l'ansia di ricevere una telefonata, nel timore che prima o poi il figlio o la figlia si faccia male. No, questa non è una storia di maltrattamenti inferti a piccoli innocenti dalle loro maestre.
A seminare il terrore in classe, come raccontano le famiglie che il 28 novembre scorso hanno inviato una segnalazione al Questore Paolo Rossi, sarebbero altri due bambini. Chiedono un intervento urgente per fare in modo che - si legge fra le righe della lettera - «la scuola d'infanzia sia un luogo tranquillo e di crescita serena, dove imparare e socializzare, non un incubo che giorno dopo giorno diventa più nero».
Raccapriccianti le immagini di lividi, tagli e graffi inviate a corredo della segnalazione, la prova tangibile di una situazione davvero delicata perché in questo caso vittime e carnefice hanno l'innocenza e la fragilità dei quattro anni. I primi episodi di violenza, più circoscritti, si manifestano all'inizio dell'anno scorso: non di rado, gli alunni rientravano a casa con qualche segno sul volto e in altre parti del corpo. «Secondo le maestre - raccontano i genitori - erano da attribuirsi a punture di zanzara mentre a noi parevano segni provocati da altri bimbi, come talvolta ci confermavano i nostri figli». Poi quei segni divennero lividi, graffi, morsi e gli iniziali sospetti furono confermati dalle maestre, con l'ammissione di due casi di gravi problemi comportamentali in quella classe certificati anche nella relazione di una psicologa (intervento richiesto dalla preside).
«La scuola ci chiedeva di pazientare in quanto stavano cercando di lavorarci sopra per cercare di risolvere il problema», proseguono i genitori. Finché s'arriva alla primavera di quest'anno quando durante un incontro con la dirigente scolastica finirono col metterla con le spalle al muro mostrando le foto delle violenze subite dai propri figli. «Ci fu risposto che non era possibile introdurre un'altra insegnante per mancanza di fondi e che non ci fossero i presupposti per richiedere l'intervento degli assistenti sociali».
E invece il 13 giugno di quest'anno arriva l'unità aggiuntiva, le due maestre sono affiancate da una collega per gestire la classe. Settembre, si torna sui banchi di scuola. La situazione non cambia, anzi peggiora: sempre più frequentemente i due bimbi "violenti" danno in escandescenza. Le famiglie vengono coinvolte, solo una risponde all'invito di avviare per il proprio figlio un percorso di reinserimento con l'Asl. Poi, l'episodio della "seggiolata" del 13 ottobre, di fronte agli occhi delle due maestre (una è quella aggiuntiva).
«Ancora una volta la scuola ci ha chiesto di avere pazienza e che si sarebbe preoccupata di reperire un'altra psicologa convocando i genitori del bambino. Il nostro senso di sfiducia è alto, rispetto alla capacità di sanare in tempi rapidi questa situazione di continuo disagio e pericolo in cui vivono i nostri figli». Le famiglie fanno pressing sulla preside perché il caso venga segnalato ai servizi sociali del Comune o che venga attivata una figura di insegnante di sostegno. Nel frattempo, la Questura ha trasmesso la segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze.
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La responsabile della scuola. Quel caso così delicato lo conosce fin troppo bene. Così come i genitori con cui, in quest'ultimo anno e mezzo, ha più volte dialogato e discusso del problema. Di certo alla preside dell'istituto comprensivo pratese cui fa capo la scuola dell'infanzia con due casi di alunni "violenti" in classe, non piace passare come una che se ne sta con le mani in mano.
«Mi creda, quanto ho potuto fare l'ho fatto - dichiara al Tirreno - ma occorre del tempo prima che la situazione si stabilizzi. Stiamo lavorando per migliorare la classe». Vai però a spiegarlo alle famiglie che da un anno e mezzo invocano una soluzione e un intervento per arginare questi fenomeni di violenza e che, documentazione fotografica di lividi e ferite alla mano, hanno trasmesso una segnalazione alla Questura. «Grazie all'organico di potenziamento sono riuscita a ottenere un'insegnante aggiuntiva part time che affianca le altre maestre durante la mattina: non era scontato di questi tempi. Poi ci sono le insegnanti di religione, le ore di compresenza dei docenti in quella classe sono aumentate».
Non basta evidentemente. Perché l'insegnante di sostegno (ammesso che ce ne sia bisogno) non arriva? «Come i genitori sanno bene - replica la dirigente - per assegnare questa figura occorre il riconoscimento della legge 104 per la quale l'iter con l'Asl e tutti gli organi interessanti è sempre lungo, anche fino a un anno. E non è detto che questi bimbi dal comportamento violento di cui si parla rientrino nella 104. Occorre poi che siano le famiglie a decidere l'attivazione di questi percorsi con le strutture socio-sanitarie».
Sembra però che una delle due non voglia farlo. Alla preside risulta però che la situazione in classe nell'ultimo periodo sia più tranquilla. «Mi riferiscono di un miglioramento. La teniamo comunque sotto controllo, quotidianamente. Il mio dovere è tutelare tutti i bambini. Guardi, proprio domani (oggi, ndr) ho un incontro con una persona competente (non vuole specificare chi, ndr): voglio cercare di risolvere questa situazione una volta per tutte».
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