Il presidio
«Ma l’insegnante di sostegno non è la soluzione»
Il neuropsichiatra infantile dell’Asl Marco Armellini «Occorre aiutare i bambini a non perdere l’autocontrollo»
PRATO. Bambini che mordono, bambini che graffiano, bambini che spingono i coetanei. Piccoli bulli crescono sui banchi della materna. Ma non può essere sempre una soluzione il ricorso all'insegnante di sostegno, così come prevista fra le pieghe della legge 104 del 1992 che si risolve in sostanza con la certificazione di handicap per il bambino. Parola di Marco Armellini, direttore di neuropsichiatria infantile dell'Asl pratese. E' lui a raccontarci l'iter burocratico previsto per il riconoscimento dell'eventuale "handicap", iter che può rivelarsi farraginoso per i genitori.
Qual è la procedura per la certificazione della 104?
«Premesso che non necessariamente una problematica di tipo comportamentale si traduca in un riconoscimento di disabilità, le liste d'attesa per una visita del neuropsichiatra infantile sono generalmente brevi. Compito dello specialista è quello di stilare una relazione da consegnare poi al pediatra di famiglia che attiverà le pratiche per la richiesta all'Inps».
A quel punto cosa succede? «L'Inps ha trenta giorni di tempo per disporre la visita in commissione medica, dopodiché interviene la commissione medico - legale dell'Asl per l'accertamento nei trenta giorni successivi: il verbale viene trasmesso all'Inps che entro sessanta giorni può decidere se accettare o respingere la domanda. La pratica si conclude nell'arco di sei mesi. Ripeto però, appellarsi alla 104 in questi casi non serve a nulla se la scuola non attiva gli strumenti giusti per fronteggiare i comportamenti violenti in classe».
Che cosa si può fare dunque nel caso della scuola dell'infanzia i cui genitori sono arrivati a chiedere l'intervento della pubblica pubblica?
«Nessuno ha la bacchetta magica ma il nostro servizio può supportare la scuola nelle situazioni più difficili, orientando gli insegnanti nell'adozione di tutte quelle strategie per far sì che l'ambiente aiuti il piccolo a "regolarsi" e prevenendone la perdita di controllo, soprattutto nelle situazioni di confusione che scatenano di più il bambino (ad esempio, la ricreazione)».
Un esempio pratico?
«Una soluzione potrebbe essere quella di aumentare gli spazi e i tempi dell'attività motoria all'aperto, in modo strutturale e organizzato. Spesso parliamo di bambini che hanno difficoltà ad autoregolarsi nel contesto di una classe».
Bene ha fatto la preside a mettere una maestra in più?
«Se non si mettono in campo strumenti specifici serve a poco».
Quanto è diffuso il fenomeno di bimbi violenti in classe?
«Sempre di più perché sono in aumento le situazioni di bambini con "disturbi di regolazione" all'interno di un ambiente. Sono bambini fragili, che si fidano poco dell'adulto, tendenti a perdere il controllo. Varie le motivazioni che innescano queste reazioni: dalla difficoltà d'inserimento in un nuovo contesto sociale a un evento traumatico». (mar.la)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
