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L'inchiesta BpVi potrebbe passare da Prato a Vicenza
Summit tra i magistrati di tre Procure che indagano sulle pratiche della gestione Zonin. Intanto potrebbe alleggerirsi la posizione degli sportellisti
PRATO. L'inchiesta per la presunta truffa ai soci risparmiatori della Banca popolare di Vicenza (gestione Zonin) potrebbe passare da Prato a Vicenza e la posizione di alcuni indagati potrebbe alleggerirsi. Questo l'esito di un incontro tra gli inquirenti delle Procure di Vicenza, Prato e Catanzaro che si è svolto il 1° dicembre a Vicenza per fare il punto sulle inchieste in corso. All'incontro erano presenti anche i sostituti procuratori di Prato Laura Canovai e Lorenzo Boscagli, che poi hanno riferito al procuratore capo Giuseppe Nicolosi.
La questione della competenza territoriale è abbastanza semplice. Il Codice prevede che nel caso di persone indagate per gli stessi fatti da due diverse procure, la competenza sia di quella che indaga per il reato più grave. In questo caso è Vicenza, che ha messo sotto inchiesta i vertici di BpVi ipotizzando l'aggiotaggio e l'ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia, mentre Prato, che aveva inizialmente ipotizzato l'estorsione, ora è orientata a contestare la truffa. Nei prossimi giorni la Procura di Prato, che ha praticamente terminato la sua inchiesta, valuterà se trasmettere gli atti a Vicenza.
I comportamenti per i quali si indaga sono la concessione di mutui e soprattutto fidi in cambio dell'acquisto di azioni della banca, finanziati dalla banca stessa, una pratica sanzionata da Bankitalia. Al centro della vicenda c'è un meccanismo che gli inquirenti pratesi, forti di una consulenza contabile, hanno chiamato lo "svuotafondo". Vale a dire: si inducono i grossi clienti a a fare grossi acquisti di azioni con la promessa di rientrare del proprio investimento nel breve o medio termine. Le azioni vengono poi ricomprate dalla banca e finiscono nel fondo acquisto azioni proprie. Quando il fondo è vicino alla sua capienza quelle stesse azioni vengono rivendute ai piccoli clienti, senza garanzie sul riacquisto. In questa maniera migliaia di risparmiatori che hanno comprato al prezzo di 62,5 euro per azioni si sono poi trovati con un mucchio di carta straccia (il prezzo è sceso a 10 centesimi ed è saltata la quotazione in Borsa).
Quanto alle responsabilità degli indagati, alla luce delle spiegazioni fornite in questi mesi di indagini, gli sportellisti potrebbero veder alleggerita la propria posizione se verrà dimostrato che hanno solo eseguito gli ordini che arrivavano dai vertici della banca.
Alla Procura di Vicenza, hanno riferito gli inquirenti, sono state depositate circa 4.000 denunce di risparmiatori che si sentono truffati e che praticamente ogni settimana manifestano davanti al Tribunale, mentre a Prato le denunce non arrivano alla ventina.
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